L’Acquario
di: Gianluca Zonta
con: Giovanni Anzaldo, Jacopo Costantini, Anna Pancaldi, Barbara Venturato
con le voci di: Licia Navarrini e Luca Ward
soggetto e sceneggiatura: Gianluca Zonta, Alessandro Salentino
Particolarmente apprezzato dal pubblico e dalla scrivente, in concorso alla 30ma edizione di Videocorto Nettuno, è stato il cortometraggio L’Acquario di Gianluca Zonta, che unisce leggerezza, riflessione e credibilità in una divertente storia che racconta le relazioni ai tempi dell’intelligenza artificiale.
Giovanni Anzaldo, che nel corto interpreta Marco, a Videocorto ha conquistato il premio come miglior attore non protagonista.

Al loro primo appuntamento in un elegante ristorante, Vincenzo (Jacopo Costantini) e Sara (Anna Pancaldi), sono entrambi insicuri e desiderosi di piacere all’altro; per paura di fare un passo falso, chiedono allora ad un moderno Cyrano, Chat AIT, passo dopo passo, consigli su cosa dire e come comportarsi. Grazie ai consigli dell’intelligenza artificiale, che vanno anche contro il genuino desiderio dei due ragazzi, l’incontro appare andare bene; ma è stato un incontro reale tra Vincenzo e Sara o piuttosto uno precostituito da un software e restituito ai due tramite le rispettive voci dell’AI (Luca Ward per lui, Licia Navarrini per lei)?
La storia si amplia quando Vincenzo propone all’amico Marco (Giovanni Anzaldo) di incontrare l’amica di Sara, Alice (Barbara Venturato): l’appuntamento al solito ristorante prenderà la stessa piega, oppure Marco, scettico sul Cyrano artificiale, sceglierà di essere se stesso? E in questo caso, come reagiranno Alice e la sua Chat AIT?

Sebbene il titolo rimandi al monologo surreale ed assurdo del drammaturgo tedesco Karl Valentin, che finisce per decidere di uccidere un pesce fuoriuscito dall’acquario annegandolo nel fiume, l’acquario di Zonta si riferisce piuttosto alla filosofica risposta suggerita da Chat AIT alla semplice domanda “dimmi qualcosa di te”, che darà il via ad una conversazione sempre più fittizia ed ingannevole. Una risposta fissa, predefinita appunto da un software per supplire all’insicurezza ed al timore di non piacere dei ragazzi al primo appuntamento; a poco a poco, le voci di Chat AIT si sovrappongono e si sostituiscono alle scelte ed agli stessi desideri dei ragazzi, portati via via ad interpretare un personaggio anziché essere loro stessi. Una deriva che continua anche successivamente, quando Vincenzo e Sara, oramai assuefatti, chiederanno consiglio all’intelligenza artificiale non solo per le parole ma anche per le azioni, costruendo la loro storia su un castello di carte.

Ma la metafora dell’acquario di Zonta appare – visibile – quando sarà il turno di Marco ed Alice di incontrarsi allo stesso ristorante; solo allora, le coppie ai tavoli appariranno proprio come pesci in un acquario, guidati dalle voci – sempre uguali – di Chat AIT. La storia si ripeterà come in un copione prestabilito, oppure Marco e Alice, entrambi scettici su questo Cyrano artificiale, sceglieranno una via diversa? Zonta, regista ma anche autore del soggetto e sceneggiatore a quattro mani con Alessandro Salentino, esplora le relazioni umane al giorno d’oggi, tra insicurezza e difficoltà ad accettarsi che rendono difficile il confronto sincero tanto quanto mostrarsi per come si è realmente; preferendo piuttosto, al rischio di navigare in mare aperto ed acque sconosciute, la via più comoda di rimanere nei confini sicuri e limitanti di un metaforico acquario, affidandosi alla sicura voce di Chat AIT.
Michela Aloisi
