Tutto per amore
Teatro dei Contrari
28 febbraio/1 marzo 2026
Testo: Vito Buffoni
Adattamento e Regia: Giorgia Piracci
Con: Alessio Comune, Dario de Francesco, Flavio Pomaro
Aiuto Regia: Anita Repele
Luci e Fonica: Simone Liberti
Foto di scena: Claudia Massara
Info: Oscar e Angelo. Due persone profondamente diverse. Un uomo e un ragazzo di 18 anni. Che cosa li lega? Un amore potente che sfida la logica e il buonsenso, fatto di ricatti, porte chiuse e scantinati. Cosa è lecito fare per amore? Angelo vuole essere libero, come quegli scoiattoli che vede tutti i giorni attraverso le grate della finestra, ma ha paura, il mondo “esterno” lo terrorizza. Ma ormai ha 18 anni, non può più dipendere totalmente da Oscar. Deve uscire e affrontare il mondo. Un fuori che non conosce, pieno di insidie. Allora la terapia. Per superare le sue paure e cambiare il modo di vedere le cose, per comprendere se stesso e capire chi sia. Fino alla scelta di non adeguarsi a vivere in una società che si ferma alla superficie delle cose. Tornare a casa. Un atto d’amore verso se stesso. Forse.

Tutto per Amore è uno spettacolo intenso, profondo, difficile. Soprattutto per la natura del testo (scritto da Vito Buffoni e vincitore del concorso di drammaturgia Il canotto parlante, edizione 2024/25), dichiaratamente cinematografico, che l’adattamento e la regia della versatile Giorgia Piracci han reso fruibile e verosimile per il palcoscenico, donandogli finanche vita propria, in un loop circolare che racchiude una storia non scontata ed attuale di amore soffocante e non solo.

Una scenografia curata nei piccoli dettagli rappresenta il centro di una piccola casa indipendente ed isolata dal mondo, dove si muovono con naturalezza i due protagonisti, la cui intensità interpretativa dà vita vera a Oscar e ad Angelo, in un climax che sale a poco a poco fino al momento in cui Angelo decide di affrontare il mondo esterno per poi precipitare verso l’abisso dell’anima e riavvolgersi su se stesso, riportando lo spettatore all’inizio della storia: tutto si ripete, uguale, ma tutto è diverso. La musica dei Morcheeba avvolge un’atmosfera dai confini labili, dove tutto sembra chiaro ma nulla lo è realmente, dove i personaggi mostrano una propria realtà per poi rivelarsi altro.

Tutto per Amore; ma cosa è lecito fare per amore? E, ancor più, cos’è realmente amore? È amore tenere l’altro, uomo o donna che sia, imprigionato in una casa con le sbarre, siano esse reali o percepite come tali? È amore metterlo sotto una campana di vetro, per impedirgli di fuggire via come di crescere? Soffocarlo nei propri desideri, manipolarlo fino a fargli credere di essere lui a volerlo? Angelo è una vittima o è stato salvato? Le grate della villetta dove Oscar e Angelo vivono stanno marcendo, come una storia arrivata al capolinea. Angelo decide di uscire, di raccontare la sua verità, Oscar non può fermarlo ma non può andare avanti. Homo homini lupus, gli dice in un tentativo estremo di dissuaderlo, fuori da questo piccolo mondo le persone sono cattive. Ma Angelo vuole rischiare. Una scelta che capovolge tutto, che lo mette di fronte alla realtà di Oscar, spingendolo infine a tornare a casa, riprendendo le abitudini di colui che per cinque anni è stato il suo carnefice ma anche il suo salvatore, scegliendo però la solitudine al diventare un mostro. Ed il cerchio si chiude.

La Piracci dirige con maestria uno spettacolo intenso, scomodo, acuto, incisivo, tanto attuale quanto universale; lo fa utilizzando uno stile che richiama quello cinematografico, dove la ripetizione dona potenza alle singole azioni, significato profondo ad ogni piccola abitudine, e la musica diventa essa stessa personaggio. La scenografia è curata nel dettaglio, gli oggetti non sono mai messi lì a caso, per “riempire la scena”, ma anzi la fanno vivere, rendendola reale, vera. Gli attori sono tutti in parte, ma non si può non sottolineare l’intensità misurata eppur lancinante di Dario de Francesco, che rende ad Oscar la complessità di un uomo in cui desiderio e colpa si soppesano, bene e male si confrontano, amore e tossicità si confondono, lasciando infine, sullo sfondo presente, l’ombra, il fantasma, di ciò che è stato.
Michela Aloisi
