Confiteor – come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione
Regia di Bonifacio Angus
Con: Bonifacio Angius, Antonio Angius, Simonetta Columbu, Geppi Cucciari, Edoardo Pesce, Michele Manca, Massimiliano Nocco e la partecipazione straordinaria di Giuliana De Sio.
Soggetto e sceneggiatura: Bonifacio Angius
Colonna sonora: Luigi Frassetto
Direttore della fotografia: Milagros De L’Alma
Montaggio: Rita Flores
Scenografia e costumi: Joanna Sarbinowska
Sinossi: Questa è la storia di un’eterna infanzia da cui tutto prende forma e significato.
“Dove sei tu? Dove sono io? Perché siamo qui? Perché tutto è cambiato e noi non ce ne siamo accorti?”
Il tempo è passato, e più nessuno verrà a urlare sotto la mia finestra. E in quest’oscurità che pare fagociti ogni cosa, ci accorgiamo che sarebbe bastato così poco. Un gesto, una canzone, una parola, la presenza, un bacio, sarebbe potuto essere semplice se invece di pensare il bene, avessimo fatto il bene. E se fossimo stati davvero umili, ci saremmo accorti che è un illuso l’essere umano. Perché se i suoi pensieri sono accompagnati da niente, valgono niente. Invece con una semplice azione carica di forza e significato quell’amore perduto un giorno tornerà, e non sarà una bugia, lo vedremo, lo toccheremo, e non ci sarà più la paura di perderlo.

In sala dal 16 ottobre, distribuito da Obiettivo Cinema e Il Monello Film, Confiteor come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione, è in tour nelle principali città italiane; a Roma, dopo la presentazione ufficiale all’Azzurro Scipioni, torna lunedì 17 novembre al Nuovo Cinema Aquila, alla presenza di Edoardo Pesce e Wilma Labate. Quarto lungometraggio del regista ed attore Bonifacio Angius, dopo Perfidia, Ovunque Proteggimi e I giganti, il film nasce da ricordi, situazioni vissute dall’autore in prima persona ma elaborate ed immaginate, un pot pourri di realtà, suggestioni e soprattutto emozioni, rese un unicum inscindibile e perfettamente amalgamato, che porta lo spettatore alla riflessione profonda con la leggerezza della commedia, divertente ed amara al tempo stesso.

Confiteor è anche un omaggio al cinema, dato l’approccio metacinematografico di Angius; protagonista, con il figlio Antonio, di un’avventura tra racconto e realtà in cui il padre diventa figlio e viceversa. Gianmaria (Bonifacio Angius) è il padre che vuol girare un film con il figlio Antonio (Antonio Angius) in cui narra la storia del bambino Gianmaria (Antonio Angius) e di suo padre Antonio (Bonifacio Angius), in un cerchio perfetto dove inizio e fine si ricongiungono senza sbavature. La vita di Gianmaria padre, che con il suo film cerca un modo per uscire da una depressione seguita ad una storia d’amore – con la nevrotica Miao Miao (Simonetta Columbu) – che l’ha distrutto, si intreccia sullo schermo con quella di Gianmaria figlio, che racconta di suo padre e della sua numerosa famiglia, tutta racchiusa in un unico palazzo per volere del nonno.
“Il mio nome è Gianmaria, e da quando ero bambino, vivevamo tutti insieme. Tutti quanti, cugini, zii, zie, nonno e nonna. Tutti nello stesso palazzo. E facevamo tutto insieme. Facevamo anche la spesa nello stesso negozio. Zio Gianni viveva nel garage, ed era fidanzato con una Ferrari. Al primo piano c’erano Zia Anna con Zio Nicola. Al Secondo abitava Zio Raffaele, quello cattivo, tirchio. Zio Raffaele aveva tre figli. Filippo, Luca e Silvietta.”

E quindi Confiteor è anche una storia d’amore ed una storia familiare, in cui la famiglia ne esce letteralmente a pezzi. I valori ancestrali, che parevano assoluti ed immutabili, si piegano alla società dei consumi ed alla malia del denaro. I rapporti affettivi vengono superati, cancellati, da quelli economici, gli interessi e le cattiverie si sovrappongono all’amore ed ai legami di sangue. Racconta Gianmaria figlio, che quando Antonio padre si ritrova per quasi un anno in un letto d’ospedale, dimentico della sua vita, finanche del suo nome, tutto cambia: “Mamma dice che a nessuno importa più niente di papà. Che papà non è più nulla. Che tutti lo hanno abbandonato, a lui e a noi. E invece se fosse morto, si sarebbero messi tutti a piangere. Perché un morto fa piangere, un vivo no”. Confiteor è la storia di una caduta, una discesa verso il buio, lenta, inesorabile e irreversibile, eppure ha in sé la luce portata dal candore e dall’innocenza di un bambino, in cui l’amore trionfa sul rancore. Gianmaria figlio, Antonio figlio, sono quella scintilla che accende la speranza in un mondo che appare superficiale, cattivo, finanche psicotico, dove la sensibilità è una colpa e la prepotenza una virtù, dissolvendo i fantasmi del passato per creare un nuovo futuro.

Confiteor – come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione, è una storia di rabbia, tenerezza, ironia, cinismo, fragilità, furore, violenza; una violenza a volte inconsapevole, nascosta, velata, a volte ben consapevole, subdola, premeditata, che si esprime nei gesti e nei pensieri, negli sguardi e nelle parole. Una violenza insita nella natura umana e motore delle azioni dei personaggi, che solo l’innocenza di un bambino può redimere. Quella di Angius è una storia vera ed immaginata al tempo stesso, con personaggi che racchiudono in sé fragilità, insicurezza, ingenuità, crudeltà, stupidità e sprazzi di genio; realistici perchè nascono dall’incontro dello stesso regista con persone vere, che hanno attraversato la sua vita nel bene e nel male. Confiteor è dunque una commedia amara che si trasforma costantemente in dramma, poi ritorna commedia e viceversa: proprio come la vita.
Michela Aloisi
