“L’uomo deve liberarsi della lotta esteriore del mondo, perché questa non si renda visibilmente sempre più forte e lo schiacci. Dobbiamo contrattaccare. L’impressione esterna deve anche avere il colpo da dentro. Allora ce ne liberiamo; diversamente ci rintuzza sempre più nella nostra interiorità. Se prestiamo attenzione sempre solo alla nostra interiorità, davanti alla nostra anima sorge una immagine di dolore. Se noi portiamo ad espressione l’equilibrio della forza interiore, che inesorabilmente vuole andare avanti, e della forza esterna, ci unifichiamo col mondo esterno” così parlava il filosofo ed esoterista Rudolf Steiner nella nona conferenza dal titolo “L’ossessione della malattia alla luce della scienza dello spirito” tenuta nelle città di Monaco e Berlino tra il 1907 e il 1908. Pensando alla vita di Baggio, costellata di prove dolorose dovute ad infortuni gravi, vi è uno “sliding doors” importante che gli fa cambiare la prospettiva sulla sua situazione ed è l’incontro col buddhismo. La domanda prima era “perché proprio a me?”. Dopo aver abbracciato la fede la domanda lascia il posto all’accettazione, che non è rassegnazione ma consapevolezza del fatto che ognuno di noi ha un destino. Il filosofo austriaco in “Ottimismo e pessimismo” scrive: “Se l’uomo non cerca di essere in qualche modo spassionato verso il destino, se non vi si adatta, se nutre rancore nei suoi riguardi e ne è malinconico, se lo ingarbuglia con decisioni soggettive, è come se egli di continuo disturbasse gli dei nella formazione del suo destino. Si può vivere realmente il proprio destino solo sapendo accettare la vita con animo imparziale.”
Lo scrittore, che manifesta interesse per il mondo spirituale e per una ricerca che trascenda i limiti dell’osservazione empirica, ha influenzato vari ambiti del sapere umano, dall’arte alla medicina, dalla chimica all’architettura, divenendo un pioniere per quanto concerne l’agricoltura biodinamica e la pedagogia Waldorf, una metodologia che promuove lo sviluppo armonico nelle sue quattro componenti (fisica, emotiva, intellettuale e spirituale). L’antroposofia, basata sulla visione olistica che integra tutti gli aspetti, ben si sposa con la visione di vita del calciatore di Caldogno, il quale, ha insegnato ai suoi tre figli non solo attraverso le parole, ma soprattutto col comportamento. Una delle frasi che più ha colpito Roby è ”se devi parlare, devi migliorare il silenzio”. Gli amanti della natura sanno che è una sfida ardua migliorare il silenzio, significa che si ha davvero qualcosa di importante da dire. Il contatto con la natura da una parte e la fede buddhista dall’altra lo hanno aiutato ad accettare i cicli della vita e a capire che tutto dipende dalle nostre scelte. Come dice il maestro Daisaku Ikeda, dallo “sguardo trasparente, carico di una ferrea volontà da guerriero”, le decisioni che prendiamo determinano non solo il nostro destino ma anche quello del resto del mondo (per Steiner l’uomo deve tendere al bene universale). L’impegno per gli altri non è qualcosa che nasce dalla testa ma dal cuore. La pratica buddhista è stata una grande maestra di disciplina, determinazione, coraggio, fantasia e armonioso ritmo. Il ritmo che si trova nella natura dà la chiave per essere felice, perché riconnette alla parte più autentica di noi.

Per il filosofo l’essere umano non è soltanto un osservatore passivo del mondo, ma un partecipante attivo che può accedere a dimensioni superiori della conoscenza attraverso uno sviluppo interiore. Questa conoscenza, però, non è semplicemente intellettuale: si tratta di un sapere che coinvolge la totalità dell’essere umano -il pensiero, il sentimento e la volontà- per imparare a distinguere l’essenziale dal non essenziale. Il luogo dell’anima di Baggio è in cima a un poggio che guarda la Rocca di Altavilla Vicentina, ai piedi dei Colli Berici: da questa posizione privilegiata, libera, stimolante e immaginifica come la visione che aveva sul campo sportivo, Roby può esplorare le proprie capacità di divin co(nta)dino senza gli schemi rigidi che tanto detestava, può dedicare almeno un’ora al giorno alla meditazione, può coltivare, tra l’estasi del panorama e le vertigini dell’abisso, la bellezza interiore che lo ha sempre contraddistinto, perché tutto dipende da noi che siamo “inizio e fine di tutto”. Il lavoro manuale e a contatto con la natura, l’ambiente stimolante, l’uso limitato della tecnologia, l’importanza dell’immaginazione e della libertà creativa -attuati istintivamente da Roby- sono i capisaldi della pedagogia steineriana che portano ad un’accelerazione dell’evoluzione interiore, culminando in una comprensione profonda del proprio ruolo nel cosmo, affinché non perdiamo noi stessi nel mondo e il mondo non perda noi. Steiner ne “L’ iniziazione” scrive: “Per ogni uomo che persevera arriverà il giorno in cui spiritualmente gli si farà la luce attorno” e la luce di Roby, chiusi i riflettori calcistici, è più accesa che mai.
Erika Eramo
Fonti foto: corrieredelveneto.corriere.it e scuolasteinermilano.it
