Chainsaw Man The Movie: The Reze Arc (2025), per la regia di Tatsuya Yoshihara
Fin dai primissimi minuti di visione, il film Chainsaw Man: The Reze Arc tiene a mettere in chiaro una cosa: questo è un seguito che riprende tutte le caratteristiche della serie animata da cui prende le mosse, e le perfeziona con cura quasi maniacale. Ne è chiara rappresentazione proprio l’incedere della trama, che trae il suo incipit esattamente da dove si era lasciato il protagonista alla fine dell’anime: Denji, dopo una festa smodata coi suoi amici-colleghi Aki e Power, seguita nella surreale monotonia della sua vita di ammazza-demoni, obbedendo fedelmente agli ordini della affascinante (e sirenica) Makima. Ma in un giorno di pioggia, una nuova infatuazione coglie il cuore puro (seppur grezzo) del ragazzo, con l’entrata in scena dell’affascinante Reze e del suo piglio spontaneo e cordiale che spiazza il giovane, abituato ad essere trattato come un’arma vivente, cioè poco più che un oggetto. Ma non è oro tutto quel che luccica, e il nostro protagonista imparerà con dolore e sofferenza che una femme fatale è un prisma emotivo dalle molte facce: alcune bellissime e fini, altre crudeli e meschine.
Questa la struttura della storia del film, la quale mantiene inalterate le dinamiche narrative che hanno fatto la fortuna dell’opera originale (nonchè della relativa serie animata) riuscendo, se possibile, a renderle ancora più incisive e memorabili. In ciò si rileva il contributo di una sceneggiatura di prim’ordine, ad opera di Hiroshi Seko, che ha l’unico neo di richiedere allo spettatore una conoscenza pregressa dell’anime e del mondo di Chainsaw Man. Similmente, c’è uno studio dello storyboard accuratamente elaborato, al fine di rendere con la massima arguzia possibile un segmento di trama tanto rilevante nella saga originale quanto limitato nella sua lunghezza (solo 2 numeri dei 23 attualmente pubblicati del manga in questione). Si ottiene quindi una sublime amalgama di emozioni, che va dalla più poetica elegia sentimentale al più cruento grido di battaglia, passando per riflessioni esistenziali mai stucchevoli ed una considerazione di critica sociale circa la condizione del protagonista che spicca per acutezza ed originalità. Si potrebbe obiettare che c’è una netta distanza fra il ritmo compassato e ragionato della prima parte del film, incentrata sull’incontro tra Reze e Denji, e la seconda parte, tutta combattimenti e scontri al cardiopalma. Tuttavia, seppure questa divergenza sia netta ed evidente, e quand’anche il format cinematografico tenda strutturalmente a privilegiare la parte introspettiva-relazionale rispetto a quella cinestetica, non c’è alcun dubbio che l’accostamento delle due è e rimane di una mirabile efficacia. In ciò, si ravvisa la conclamata esperienza del regista, Tatsuya Yoshihara, che pur prendendo in debita considerazione il lato umano della storia di Reze e i conseguenti corollari estetici, non tradisce però il lato ludico di Chainsaw Man, ed anzi lo amplifica con la propria lunga esperienza di direttore di anime d’azione.

Ecco quindi che Yoshihara dispiega tutte le sue carte migliori per regalare al pubblico uno spettacolo che, proprio come Denji con le sue varie cotte adolescenziali, loro non dimenticheranno mai. Perché se era già difficile rimanere indifferenti al sapiente montaggio ed al sottile lavoro di inquadrature e di miscelazione tra animazione tradizionale e 3D, tipico dell’anime precedente, sarà certamente impossibile dimenticarsi dei vividi colori che, letteralmente, esplodono durante le battaglie del film.
O ancora, risulterà infattibile scordarsi del magistrale lavoro fatto dal character designer Kazutaka Sugiyama nel tratteggiare personaggi iconici con chiaroscuri incredibili e linee pulite, essenziali e graffianti, che ricalcano lo stile del manga originale, riuscendo a trasmettere espressioni carismatiche e realistiche al contempo. Sempre sul comparto visivo, è degna di nota la sorprendente sequenza iniziale, di 2-3 minuti in puro stile cel-shading (tecnica computerizzata che, imitando lo stile litografico, dona alla grafica virtuale un inconfondibile atmosfera di disegno fatto a mano). In quel frangente, si può affermare con certezza che lo spettatore è letteralmente trasportato in una tavola del fumetto di Tatsuki Fujimoto, l’autore originale, con un effetto scenico magistrale.
Stesso si può dire per il resto del comparto tecnico, che può contare sulla perspicacia operata dai piani alti del giapponese studio MAPPA. Questi, infatti, hanno avuto l’intuizione non solo di tenere al loro posto tutti i professionisti parte del precedente progetto di Chainsaw Man, ma anche di potenziarne mezzi e responsabilità nelle figure chiave di quest’ultima produzione. Squadra che vince non si cambia, quindi: si migliora. Ed un esempio chiaro di miglioramento rispetto al precedente esperimento visivo è dato dalla colonna sonora. Essa è sempre ad opera del maestro Kensuke Ushio, ma nel caso del Reze Arc si riesce (finalmente) a percepire l’intento sperimentale ed eclettico dell’arrangiamento musicale, che stavolta è impreziosito (con maggior efficacia) da brani orchestrali e hard rock, incisivi almeno quanto le sonorità elettro-dance che caratterizzavano il precedente anime. Un cambiamento certamente apprezzabile e notevole.

D’altronde, il complesso di questo impressionante impegno tecnico e artistico è stato decisamente premiato dalla critica di settore e, soprattutto, dalle ovazioni del pubblico. Qui sono i numeri a parlare: in appena quattro mesi dall’uscita nelle sale cinematografiche di tutto il mondo (ottobre 2025), Chainsaw Man: The Reze Arc ha incassato la cifra record di 175 milioni di dollari, rifacendosi ampiamente dei “modesti” 4 milioni di budget. Le valutazioni su MyAnimeList (9/10) e Rotten Tomatoes (96%) sono stellari, e non sorprende che questo lungometraggio, assieme a pezzi da novanta come Demon Slayer: Infinity Castle ed altri consimili, sia perfino riuscito ad entrare in aria di Nomination per gli Oscar come “miglior film animato” e “miglior film straniero” del 2025. Peccato che le dinamiche di elezione delle pellicole dell’Academy (ed una certa ritrosia culturale, divenuta ormai tristemente proverbiale nell’ambiente specialistico occidentale) si siano frapposte fra questo prodotto ed il riconoscimento ufficiale che merita.
Ma come spesso accade, l’Arte si disvela per prima agli occhi di coloro che, liberi da preconcetti e pregiudizi, se ne lasciano avvolgere nel suadente, avvolgente abbraccio, confidando nel suo potere edificante e catartico. Proprio come Denji fa con le sue fiamme del momento, domandandosi se quella tale ragazza incarnerà la volta buona in cui riuscirà a mettere a posto quello sfacelo che è la sua vita, e a trovare un baricentro esistenziale nel caos entropico di tradimenti e battaglie fra Uomini e Diavoli che caratterizza il suo Giappone e i suoi ucronici anni ‘90.
A questa domanda si può trovare risposta solo continuando a seguire il dolceamaro viaggio di formazione di questo divertente e brutale protagonista; nel frattempo, però, non toccherà scendere all’Inferno per vederne le gesta. Basterà semplicemente accedere al proprio account Apple Tv o Prime Video, seduti comodamente in poltrona mentre prendiamo parte a un sogno artistico che è già condiviso da milioni di appassionati in tutto il mondo. Ed il tutto, senza nemmeno stringere un patto con un Diavolo…che fortuna!
Emanuele Nardi