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Autore: Federico Greco
Editore: Poets & Sailors
Anno edizione: 2025
In commercio dal 3 luglio 2025
Pagine: 276 p., Brossura
Intro: Questo volume raccoglie undici puntate della rubrica “Desaparecinema” dedicate al soft power di Hollywood. Federico Greco ci offre con le sue ricerche una lettura della storia dell’arte cinematografica calata nei contesti della scena geopolitica internazionale e ci racconta come Hollywood sia stata e sia tutt’ora una sofisticata macchina del consenso oltre che un modello di business. La sua appassionata narrazione ha il piglio corrosivo del professionista che ha una chiara visione critica capace di entrare nei dettagli produttivi, tecnici e creativi del cinema, per svelarci con disincanto la realtà della settima arte dietro il velo della narrazione romantica proposta dalla stampa mainstream. Mettere in relazione film più o meno conosciuti con la politica, l’economia e la filosofia, analizzare la differenza tra il cinema a grande budget di quei registi che sono dentro il sistema e il cinema più indipendente, dove il regista è più libero di raccontare senza autocensure, è anche una chiave per comprendere la storia contemporanea con uno sguardo più critico e meno ingenuo
Lo avevamo letto avidamente questa estate. Ed essendone stati travolti, come da un fiume in piena, l’intenzione era di scriverne subito. Ma i casi della vita hanno voluto diversamente. In un certo senso, meglio così. Poiché l’eccellente attività saggistica di Federico Greco, oltre a conservare un genuino taglio militante, risulta indissolubilmente ancorata, sovrapposta e intrecciata all’ancor più incisivo percorso di film-maker, che lo ha portato negli anni a frequentare svariati generi, per poi concentrare le proprie energie su importanti documentari di denuncia politica e sociale. Così scomodi, così sferzanti, così ben argomentati, che gran parte della stampa per paura di intaccare o comunque irritare certi “gruppi di potere”, non potendo facilmente smontare l’impalcatura delle sue opere, preferisce ignorarle
Noialtri naturalmente non le ignoriamo. Anzi, ci fa particolarmente piacere ritrovarci a parlare del libro in questione, Cinema e Potere – Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood, proprio ora che in uscita c’è D’Istruzione Pubblica, il nuovo film realizzato da Federico assieme al compagno di cordata Mirko Melchiorre: in tandem (e nel primo caso con l’apporto creativo di Adriano Cutraro) hanno già realizzato due documentari di sconvolgente attualità, PIIGS e C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando. Ovvero, come riuscire nell’arco di tre documentari (siamo ora di fronte a una “trilogia”) a sottolineare con l’evidenziatore giallo le peggiori trappole del neo-liberismo moderno, quelle volte a sostituire i benefici della sovranità finanziaria, della Sanità nazionale e infine della Scuola pubblica con un mefistofelico e dispotico intreccio di interessi privati, volti a favorire le grandi aziende e i più cinici, spietati poteri sovranazionali a discapito del cittadino, dell’individuo, delle stesse classi popolari. Tornando alla “fredda cronaca” l’anteprima romana dell’attesissimo D’Istruzione Pubblica è prevista martedì 3 febbraio al Cinema Greenwich, ore21. Ovviamente saremo lì, animati da profonda curiosità nei riguardi di tale tema.

Potremmo anche dire così, a proposito di Federico Greco: i film sono la prassi, il concretizzarsi di una ricerca, mentre nei testi da lui pubblicati si scorge un’ampia traccia di quel robusto apparato teorico, che lo guida nell’una e nell’altra impresa. Ma la realtà è senz’altro più articolata, complessa. Innanzitutto perché ogni singolo atto creativo di Federico è strettamente connesso con l’altro. S’estende così dal set ai più disparati canali mediatici o forme espressive. Tanto che il Nostro figura pure tra i pochi a fare un uso non banale dei social, delle web TV, di quei media alternativi non soggetti alle restrizioni della rete “mainstream”. E difatti i molteplici saggi che compongono questa coraggiosa pubblicazione, edita da Poets & Sailors, sono in prima istanza il riflesso delle puntate di Desaparecinema, rubrica di cinema tra le più seguite del canale culturale di Ottolina TV. Ciò ha innanzitutto una sfiziosa ripercussione sul piano linguistico: se infatti l’autore ripone nella scrittura la stessa cura delle fonti, dell’ampia e accurata documentazione, di una ricerca il più possibile autonoma, dello stesso studio rigoroso, metodico (che probabilmente gli deriva, almeno in parte, dalla componente più spiccatamente marxista della sua formazione), già riscontrati nelle opere cinematografiche da lui dirette in solitaria o magari all’interno di un collettivo, la forma è tutt’altro che seriosa, asettica; ed ingloba semmai quei motti di spirito e un’estremamente caustica, apprezzabilissima “vis polemica”, tali da irrobustire il discorso e rendere assai piacevole la lettura.
Qualcuno se ne avrà a male, è inevitabile qualora si tenti di infilare il dito in una piaga particolarmente purulenta, ma anche solo il modo in cui Federico Greco utilizza nel libro il termine “piddino” per denigrare le ipocrisie di un certo establishment culturale fintamente “progressista”, sortisce un effetto, quantomeno su chi ne sta ora scrivendo, del tutto paragonabile al proverbiale “sorriso di Franti”.

La Storia e l’attualità riferite al cinema sono gli assi cartesiani entro i quali si muove tale ricerca. Federico Greco, che meriterebbe a nostro avviso una cattedra di Storia del Cinema, così da poter divulgare presso un pubblico più ampio certe informazioni e portare al contempo determinati studi accademici su sentieri inediti o poco battuti, affronta in Cinema e Potere una miriade di argomenti tutti correlati all’idea del “soft power” nelle produzioni cinematografiche dal Dopoguerra ad oggi. Con un occhio particolarmente attento a quel cinema di intrattenimento la cui capacità di fare da stampella al potere viene spesso sottovalutata o volutamente ignorata. Si analizzano con una lente d’ingrandimento straordinariamente precisa pellicole come Il Dottor Stranamore del sempiterno mentore Kubrick, Soylent Green (cult movie assolutamente da riscoprire, almeno per il sottoscritto), Guerre Stellari (su cui l’autore aveva pubblicato in precedenza saggi specifici e assai dettagliati), Una Poltrona per due (lungometraggio foriero attraverso il sorriso di un’acuta critica sociale, erroneamente percepito in Italia quale cult natalizio o addirittura ostracizzato da demenziali riletture “woke”, vedi quella davvero insulsa firmata da Martina Barone che chi vi scrive purtroppo intercettò tempo fa su Vanity Fair) o per approdare a produzioni più recenti The Apprentice, il controverso film su Trump; tutto questo, però, riletto fuori dai luoghi comuni e alla luce di analisi non superficiali, sempre sorprendenti.
Ne sono un esempio l’assai brillante e non omologato capitolo sulla rappresentazione dell’Olocausto sul grande schermo, come pure certi squardi obliqui sul cinema italiano cosiddetto “impegnato”, laddove sono figure come Elio Petri a ben figurare, non certo i “nannimoretti” di turno. Il gusto di approfondire il resto lo lasciamo al lettore. Perché nel saggio c’è tanto, veramente tanto, da scoprire o riscoprire.

