Lo avevamo già amato al momento della sua presentazione, durante la 19ª Festa del Cinema di Roma. Ed ora Come gocce d’acqua (2024) di Stefano Chiantini, reduce dalla regolare distribuzione al cinema avvenuta nel giugno 2025, fa nuovamente capolino nelle sale. E lo fa grazie al Cinema delle Provincie di Roma, che lo ha rimesso in cartellone dal 17 al 21 settembre, con la possibilità venerdì 19 (ore 20.30), sabato 20 (20.30) e domenica 21 (ore 18.30) di assistere alla proiezione con il regista e gli attori protagonisti presenti in platea. Un’occasione da non perdere, quindi, per chiunque voglia confrontarsi ancora o per la prima volta con un’opera cinematografica che trasuda sincerità ed empatia da ogni poro.

L’autore, Stefano Chiantini, già nel recente passato e con particolare intensità in Isole (2011) e in Storie sospese (2015) aveva dimostrato di saper intrecciare il destino dei suoi personaggi coi luoghi dove sono ambientate di volta in volta le storie, con gli elementi stessi che li compongono. E in Come gocce d’acqua è proprio l’elemento fluido, acquatico, a fare da comune denominatore a un racconto cinematografico che lambisce con pudore ma senza alcuna riluttanza o reticenza un tema delicato come quello degli affetti e degli equilibri famigliari, sempre più precari nell’Italia di oggi. Jenny (interpretata dall’assai promettente Sara Silvestro) è una giovane campionessa di nuoto. La vediamo vincere una gara importante. Ma subito dopo, durante il rientro a casa sul camion del padre (uno strepitoso Edoardo Pesce, sempre più in grado di conferire genuinità alle figure da lui impersonate), l’estemporanea gita al mare dei due propizia un’innocente e scherzosa sfida, in acqua, che vede l’uomo accasciarsi per lo sforzo appena rimesso piede in spiaggia. L’improvviso malore metterà a rischio la sua vita e lo lascerà comunque gravemente debilitato, con un difficile recupero e una possibile disabilità in vista. Tale episodio sarà anche, però, il prologo di un nuovo confronto all’interno della famiglia, confronto finalmente franco, sebbene irto di difficoltà e di dissapori, che oltre al sofferto rapporto padre-figlia rimetterà in discussione anche altri ruoli, tra cui quello della madre di Jenny (brava e credibile qui anche Barbara Chichiarelli) ed ex compagna di vita dello sfortunato camionista.

Tutto si gioca su un piano sottile, mai gridato, che nel panorama italiano può ricordare al limite l’analoga sincerità di un Ivano De Matteo, ogniqualvolta si tratti di porre in primo piano questioni famigliari senza alcun sensazionalismo e mettendo in rilievo, semmai, la fragilità della figura maschile e paterna nel claudicante assetto sociale di oggi. In ciò la straordinaria performance di Edoardo Pesce è ancora una volta esemplare. Ma più che altro emergono nuovamente il talento e persino l’umiltà di un Chiantini che gira i suoi film con grande rispetto dei personaggi e in generale del fattore umano. La regia si conferma così al servizio degli interpreti, delle storie, ma senza rinunciare al gusto della bella inquadratura, delle scene illuminate ad arte, come si nota in quelle riprese marine, subacquee o a bordo vasca che giustamente sublimano la cornice – liquida – prescelta per questo intenso ritratto famigliare.

