Sarò o non sarò me stesso show
Scritto, diretto ed interpretato da Federico Anastasia
Opening act: Valerio Tedesco
Roma, Teatro Porta Portese, 5 giugno 2026
C’è il cabaret, con i suoi personaggi improbabili, i suoi sketch che allegeriscono una giornata difficile, i suoi monologhi che fanno ridere rimanendo spesso sulla superficie delle cose, e c’è la stand up comedy, ficcante, che mostra la realtà nelle sue storture e lo fa con una battuta, che fa riflettere oltrechè ridere. E poi c’è Federico Anastastìa. Un mix di comicità a tutto tondo, uno spettacolo di stand up pura che trascina lo spettatore nel suo mondo, alternando comicità irresistibile a momenti emotivamente coinvolgenti, la leggerezza del cabaret alla profondità della vita reale.

Lo spettacolo di Federico, Sarò o non sarò me stesso, che ha esordito un anno fa sul palco dell’Accento Teatro, figlio del contenitore di cabaret Makkekomico, per poi esser portato in tour dal giovane comico nei teatri della Capitale, prende forma a poco a poco, monologo dopo monologo, arricchendosi ogni volta di una sfumatura, di un’emozione, diversa ed unica. Al Teatro Porta Portese, Anastasìa (e non Anastàstia, come la principessa!) è stato presentato da Valerio Tedesco, comico originario di Bari attualmente sui palchi di tutta Italia con il suo one man show Tre su Tre, che ha raccontato di sé, della sua vita e di Federico con ironia e leggerezza, riscaldando e preparando la platea per il collega ed amico.

Sul palco, Federico Anastasìa porta in scena se stesso, senza filtri e lustrini, diretto e sincero come pochi sanno essere; il suo è uno spettacolo di stand up comedy autobiografico in cui parla a cuore aperto della sua vita, dal rapporto con i genitori a quello con il sesso, dalla ricerca dell’indipendenza all’ironia delle agenzie di lavoro interinale, dall’ecologia all’importanza dello sport, che il giovane attore mostra dietro una lente diversa, quella del carcere. Poliedrico dirigente della polisportiva Atletico Diritti, associazione sportiva dilettantistica che porta in campo giocatori migranti, richiedenti asilo, detenuti, studenti universitari e minoranze in un percorso di integrazione reale, Anastasìa racconta, tra l’altro, anche dell’importanza dello sport e della particolarità nel farlo (e nel farlo fare) dentro un carcere.

Parlando di sé, Federico racconta il mondo di oggi, di come la scuola non ti prepari alla vita vera, delle difficoltà di trovare lavoro e di quelle del vivere da solo; ci parla del suo amore per la famiglia e per gli animali (il monologo su Kratos strappa ogni volta risate sincere ma anche una lacrimuccia)
ma anche di tutto quello che nessuno ci ha mai spiegato davvero, con battute pungenti e domande scomode. Perchè crescere, e Federico è cresciuto tanto, umanamente e professionalmente, in pochi anni, non è mai come ce l’avevano raccontata.
Michela Aloisi


