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Spettacolo di Elettra Zeppi e Francesco Imundi
Con
Pierre Bresolin, Francesca La Scala, Gabriele Linari, Elettra Zeppi
Regia Federico Vigorito
Luci e Fonica Manuel Molinu
Consulenza linguistica Eva Allenbach
Progetto visivo e consulenza tecnica Walter Del Greco

I due senzatetto Odo (Pierre Bresolin) e Ninì (Francesca La Scala) portano avanti le loro misere vite da barboni in un vicolo di Roma, proprio nelle vicinanze di un lussuoso hotel a cinque stelle.
Pur avendo un solido rapporto di amicizia, passano il tempo a bisticciare, anche per le precarie risorse di cui hanno bisogno per sopravvivere. Quello che pare uno spaccato di ordinaria, anche se drammatica, quotidianità urbana, è però interrotto da strani fenomeni che sembrano alterare il tempo stesso. Come se non bastasse, misteriose e assordanti sirene di allarme, come quelle che si odono in caso di attacchi aerei, squarciano l’aria e, proprio durante uno di questi episodi, una donna piomba nel cassonetto vicino alla strana coppia.
Si tratta della spaesata Anna (Elettra Zeppi), che non ha alcuna idea di come sia caduta nel vicolo e che non sa fornire agli spaventati Odo e Ninì neanche una spiegazione sensata. Non passa molto prima che cada nel medesimo cassonetto anche il senatore Marco De Simone (Gabriele Linari), vecchia conoscenza di Anna e anch’esso totalmente confuso.
La cosa più incredibile è che, nonostante le loro intenzioni, nessuno dei personaggi sia in grado di lasciare il maleodorante vicolo: una strana forza infatti li trattiene lì, a cercare di capire cosa sta succedendo mentre il panico prende il sopravvento. Il gruppo così male assortito prova allora a dare un senso al mistero, ma la soluzione potrebbe essere sconvolgente.

Scritta dalla stessa Elettra Zeppi assieme a Francesco Imundi, per la regia di Federico Vigorito, la surreale commedia è andata in scena al Teatro Cometa Off di Roma dal 10 al 15 marzo scorsi.
Pur riproponendo le figure di Anna e Marco già visti in “402”, pièce che ha debuttato circa un anno fa sul medesimo palcoscenico testaccino, qui i toni cambiano notevolmente. Zeppi e Imundi avevano in quel caso ideato una trama angosciosa, dalle atmosfere cupe e thriller, mentre in questo ideale seguito il testo è brillante, disseminato di battute argute e di situazioni divertenti, pur disseminate di riferimenti apocalittici. Possiamo perfino spingerci a dire che, tutto sommato, la soluzione finale dell’enigma che si dipana sotto gli occhi dello spettatore è addirittura secondario. Il fulcro dello spettacolo sta invece nel godibilissimo svolgimento affidato ad un cast di ottimo livello, che sa dare vita a personaggi molto ben studiati e che riescono a ritagliarsi un loro spazio recitativo nello svolgimento della storia. Lo scontro fra Anna e Marco, che prosegue nel vicolo visti i loro drammatici trascorsi (ma niente paura, per apprezzare “Fuori” non è propriamente necessario aver visto “402”), diventa un fastidioso problema per Odo e Ninì, desiderosi solo di tornare ad essere invisibili come lo erano stati prima che, dalle finestre dell’hotel, precipitassero i loro litigiosi e indesiderati ospiti. E proprio i due clochard diventano un altro spassoso “yin e yang”: goffamente romantico Odo, che apprezza poesia e musica, tanto da recitare a memoria numerosi brani, e pratica e dai modi bruschi Ninì, che ai versi aulici preferisce uno sboccato turpiloquio.
Una sorta di esercizio di stile, dunque, che con il suo unico atto dà modo di apprezzare la bravura dei protagonisti e il piacere di una serata a teatro.
Massimo Brigandì


