Abbiamo intervistato l’autore, regista e attore teatrale palermitano, attivissimo sui social, famoso per il suo stile ironico e garbato. Domenica 15 marzo lo vedremo al teatro Ghione di Roma con “Io Vergine, tu Pesci?”, uno spettacolo senza stucchevoli buonismi che punta i riflettori sul peggio di ogni segno zodiacale
Come è iniziata l’avventura che le ha fatto calcare tanti palchi in Italia con un notevole riscontro di pubblico?
Dopo l’inaspettato successo del mio primo libro“Io Vergine, tu Pesci?” (2016) mi proposero di portarlo a teatro. Inizialmente ero scettico perché l’idea della presentazione dei segni senza un adeguato allestimento scenografico poteva essere azzardata. Lo spettacolo, nonostante la giocosità che lo pervade, è molto impegnativo, non solo per la durata (One Man Show di 2 ore e 20 minuti, ndr). I numeri poi mi hanno dato una conferma della scelta giusta. Solo nell’ultimo anno ho collezionato 40.000 spettatori. Il segreto sta nell’argomento popolare, in come viene affrontato (il registro è comico) e nel fatto che la vita stessa è un enorme palcoscenico e noi siamo i protagonisti.
L’altro spettacolo “…E tu, che Mito sei?”, in scena dal 17 al 19 aprile sempre al Ghione, in cosa si distingue?
Attinge anch’esso da un mio libro, “Segni particolari: astrologia, miti e sabotaggi in amore” (Tlon, 2020). Qui dei e semidei sono presentati come maschere, quindi se a livello visivo risulta più immediato, dall’altra parte è di nicchia perché presuppone una certa cultura di base. Dura leggermente meno (solo 2 ore). È una sorta di spin-off del primo incentrato sull’astrologia in cui certi argomenti erano solo accennati (per esempio a proposito del Capricorno parlavo di Chronos e riguardo al Gemelli citavo Leda e i Dioscuri). Ho iniziato a rappresentarlo al teatro Cometa Off, un gioiellino nel cuore di Roma, dove ho affinato il meccanismo prima di portarlo in giro a livello nazionale, generando ulteriore curiosità.

A proposito di curiosità i suoi fans e followers si chiedono sicuramente di che segno è lei. Ci vuole svelare l’arcano?
No, perché le persone si farebbero condizionare. Si tende a vivere l’astrologia in modo identificativo mentre io gioco e sdrammatizzo proprio su tali identificazioni. Siamo sempre la somma di 5-6 segni almeno. Bisognerebbe rintracciare le parti di noi che lavorano sotto traccia. È il conflitto tra esse, che spesso combattiamo, che ci rende invece più brillanti.
Un approccio decisamente interessante ed equilibrato. Quindi mi sta dicendo che il titolo del libro-spettacolo non è biografico e che lei non è né Vergine né Pesci?
Non sono né l’uno né l’altro. Il titolo, davvero azzeccatissimo, lo diede la direttrice della casa editrice Salani, Mariagrazia Mazzitelli, basandosi sul fatto che lei è della Vergine e l’ex marito dei Pesci. Anche il sottotitolo “I segni dell’amore – guida semiseria per innamorarsi della persona giusta” è stata un’idea sua.
Quello che si evince in ogni suo libro, spettacolo o video social è l’ironia. È il senso della vita?
Senza ironia, ma soprattutto autoironia, non si può vivere. Non prendersi sul serio non significa essere futili e superficiali, anzi di solito lo sono coloro che hanno la verità in tasca. Apriamoci sempre ad un altro punto di vista. Jung diceva “Dove c’è esercizio di potere non c’è amore”, io aggiungo che non solo non c’è amore, ma neanche ironia. Il controllo e il senso di possesso sono contrari all’amore che è innanzitutto gioia.
Un aneddoto legato al suo spettacolo che ricorda con particolare affetto?
Un commento da parte di una signora della Bilancia mentre stavo parlando dei silenzi del Capricorno. Intervenne raccontandoci scocciata di come il marito (ovviamente del Capricorno) per tre mesi non le aveva parlato, tanto che lei pensava avesse avuto un ictus, aggiungendo subito dopo “Peccato che poi ha ripreso la parola!”. Fu così simpatica che inserii questa battuta da lì in avanti nel mio spettacolo.

Un consiglio ai dodici segni?
Di non farsi trascinare nei vortici di potere e di usare la chiave di volta della leggerezza che è un mix di educazione, distacco, riflessione e capacità di volersi bene. Italo Calvino scriveva: “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
Cosa è per lei l’astrologia?
Un ricettario sulla natura umana dove non c’è la formula della felicità. Possiamo però capire le pulsioni che ci muovono, sfruttando meglio il nostro ventaglio di possibilità cromatiche. Ricordiamo San Tommaso d’Aquino ed il suo “astra inclinant, non necessitant” (“gli astri inclinano, non costringono”, ndr). Esiste la volontà per fortuna.
Quale testo astrologico consiglierebbe agli appassionati?
“Il convitato di pietra” di Lisa Morpurgo, un saggio davvero geniale che definire astrologico è riduttivo. Lei non è stata valorizzata come meritava dal punto di vista letterario, basti pensare all’analisi coraggiosa e in controtendenza che fa su Boccaccio e Dante, definendo il primo come un pioniere e uno scrittore moderno (parlava già di piacere sessuale femminile) mentre il secondo non solo era decisamente misogino ma demonizzava il sesso, in perfetta linea col suo tempo. Amo l’approccio astrologico della Morpurgo, anche se non ne condivido il determinismo. Per lei non si sfugge dal tema natale (da buona Toro inamovibile), io ho un approccio decisamente più junghiano, in quanto va abbracciata la nostra essenza più autentica diventando chi siamo. Da lei ho preso molti spunti, soprattutto dalle sue digressioni o aneddoti, perché ho capito che nei “fattarelli”, in apparenza marginali, si trova il tipo umano.
Un sogno nel cassetto mai concretizzato?
Suono il pianoforte e mi piacerebbe tanto realizzare un musical ma non credo di averne la capacità autorale. Il musical o lo si fa bene o è meglio non farlo. Ricordo con affetto quando, quindici anni fa al Sistina, mi calai nel ruolo di Facciesantu in “Rinaldo in Campo”, scritto da Garinei e Giovannini, con musiche diDomenico Modugno (celebre la canzone “Tre briganti e tre somari” che nel ’61 fu interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia) e per la regia di Massimo Romeo Piparo (nel cast con Sorgi c’erano Fabio Troiano, Serena Autieri, Rodolfo Laganà e Gianni Ferreri, ndr).
Quello che auguriamo a Giuseppe Sorgi, persona squisita che tutti meriterebbero di avere come amico, è di portare avanti con passione i suoi obiettivi, proseguendo con il registro comico ed il filone giallo (dopo i tre spettacoli “Aprite quella porta”, “Un problema alla volta” e il più conosciuto “Serata Omicidio” ha pubblicato lo scorso anno “Mariano di Gesù al Princess Hotel di Edimburgo”, edito dalla Salani). Le avventure dell’esilarante protagonista, un incrocio tra Poirot, Miss Marple, la signora Fletcher e la nonna di Giuseppe, stanno per tornare perché è in uscita il secondo libro. Non vediamo l’ora di leggerlo.
Erika Eramo
Fonti foto: etalenta, teatro.it e palermotoday
