I Negramaro a Zurigo in modalità “Unplugged”

Il passaggio all’“unplugged” è sempre un’operazione rischiosa: toglie protezioni, espone le canzoni alla loro ossatura più nuda. Nel caso dei Negramaro, il concerto del 5 dicembre 2022 al Komplex 457 di Zurigo si è rivelato tutt’altro che un esercizio di stile. Piuttosto, una rifondazione del loro linguaggio. Riuscito solo in parte.

Intimità senza manierismi

Fin dalle prime note, si percepisce che l’operazione non è quella – fin troppo facile – di “ammorbidire” il repertorio. I Negramaro lavorano per sottrazione intelligente: le canzoni non vengono semplicemente rallentate o rese più delicate, ma ripensate. Gli arrangiamenti acustici, costruiti su pianoforte, archi e chitarre essenziali, scavano nelle strutture armoniche e mettono in primo piano una scrittura che spesso, nelle versioni elettriche, resta coperta da una produzione più muscolare. L’intenzione è ottima, il risultato non sempre mantiene le promesse.

La voce come baricentro

Il fulcro inevitabile resta Giuliano Sangiorgi. In questo contesto, la sua voce perde ogni filtro: meno spinta, più sfumata, capace di oscillare tra fragilità e tensione. Sangiorgi evita l’enfasi gratuita e privilegia una linea interpretativa più controllata. È qui che emerge la qualità più interessante della serata: la capacità di trasformare hit da classifica in piccoli racconti emotivi, senza tradirne l’identità.

Repertorio: tra memoria e riscrittura

Brani iconici vengono destrutturati e ricomposti. Le dinamiche si comprimono, poi si espandono con precisione chirurgica. Il pubblico – composto in larga parte da italiani in Svizzera – reagisce con un ascolto più attento del solito: meno karaoke collettivo, più partecipazione silenziosa, quasi rispettosa. Quando arriva il momento dei ritornelli più noti, però, l’energia riemerge, ma senza rompere l’equilibrio acustico.

Una produzione curata nei dettagli

L’acustica del Komplex 457 si presta sorprendentemente bene a questa formula. Il suono è pulito, definito, mai sterile. Ogni strumento trova il proprio spazio nel mix, senza sovrapporsi. La scelta di mantenere un impianto scenico sobrio – luci calde, pochi elementi visivi – rafforza l’idea di un concerto concentrato sulla musica, non sul contorno. Il rischio, in operazioni simili, è quello di scivolare nella nostalgia autocelebrativa. Qui, invece, si avverte una tensione diversa: i Negramaro non celebrano il passato, lo rimettono in discussione. L’“unplugged” diventa così un laboratorio, non un museo.

Bilancio critico

Il concerto di Zurigo non è stato semplicemente una parentesi acustica, ma una dimostrazione di maturità artistica. I Negramaro mostrano di poter reggere le proprie canzoni anche quando vengono private dell’impatto elettrico che le ha rese popolari e, cosa non scontata, di riuscire a renderle – se possibile – ancora più necessarie. Probabilmente è mancata un po’ una direzione ancora più intimistica, che avrebbe generato forse meno volume, ma più verità. Tuttavia, in un panorama pop spesso ridondante, la strada intrapresa non è di poco conto.

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