Il gioco della vita: la vita è un gioco?

Al Teatro Testaccio il nuovo spettacolo di Giuseppe Oppedisano

Il gioco della vita
Roma, Teatro Testaccio dall’11 al 14 dicembre 2025
Scritto e Diretto da: Giuseppe Oppedisano
Con: Chiara Condrò, Maurizia Grossi, Fabiana Paolone, Giuseppe Oppedisano
Aiuto Regia: Giorgia Piracci
Assistente: Alessandro Ferri Mosca
Luci e Fonica: Dario de Francesco

Info: Una famiglia in frantumi. Un uomo che ha smarrito se stesso. Un killer che lo costringe a guardarsi dentro. Marco, distrutto dalla ludopatia, è precipitato in un abisso di debiti e vergogna. Per salvare la sua famiglia ha chiamato un killer che dovrà ucciderlo. Ma qualcosa non torna: Sophia, il killer, arriva prima del previsto, sa troppo, parla come lui. Chi è davvero?

Le piéce teatrali scritte e dirette da Giuseppe Oppedisano, attore caro a Monicelli, lasciano sempre un segno indelebile nell’anima, toccanti, profonde e vere. Da Confessione senza assoluzione a Finchè morte non ci separi, fino a quest’ultimo, Il gioco della vita, Oppedisano mette in gioco tutto il suo bagaglio culturale ed artistico, donando al pubblico testi profondi ed un sorriso amaro, ma soprattutto un’emozione perdurante che fa riflettere sulla fragilità dell’uomo e della vita e sull’ineluttabilità della morte.

In scena al Teatro Testaccio con la sodale di una vita Maurizia Grossi e le talentuose Chiara Condrò e Fabiana Paolone, Oppedisano intepreta Marco, un uomo vittima del demone del gioco che a causa di questa dipendenza ha perso tutto. Sua moglie Giulia (la Grossi) e la figlia Elli (la Paolone) sono in procinto di partire per un viaggio, ignare del dramma che l’uomo sta vivendo; un amore che appare quasi sbiadito, una famiglia che ha tutto ma sembra persa nella opulenta superficialità delle proprie vite, lasciando Marco completamente solo ad affrontare le sue colpe e la sua decisione finale.

La morte ha dato appuntamento alle 17, XVII in numero romano, anagramma di VIXI, ho vissuto: la mia vita è finita. Ma qualcosa non torna: Sophia, la killer incaricata dall’agenzia, arriva in netto anticipo, intavolando con Marco una densa conversazione filosofica sulla vita, sulla morte, sul suicidio. Da Platone a Camus, da Shopenauer a Sartre, Sophia e Marco si soppesano, si studiano, si incalzano in uno scambio di battute senza soluzione di continuità; dall’otium latino che è un’occasione per riflettere al suicidio atto illecito per Platone, dal suicidio per procura che allontana l’uomo dal proprio potere decisionale alla morte come perdita angosciante dell’io o giusta punizione per un codardo, il gioco della vita è un gioco, e “la morte è una donna misteriosa che cammina al tuo fianco senza fare rumore”.

Il gioco della vita cala nell’abisso profondo dell’animo umano, cercando una risposta a quello che è il senso della vita; una dramma esistenziale che parla di scelte, di rimorsi, di paure, che ci definiscono e ci consumano. È un viaggio lucido nella coscienza per confrontarsi con se stessi, con ciò che siamo e ciò che fingiamo di essere. Sophia è la coscienza, razionale, spietata, che pone Marco di fronte alla verità ed al prezzo da pagare per aver giocato con la sua vita, mentre Giulia ed Elena sono l’amore, la famiglia, ferite ma forse non del tutto perdute. C’è ancora possibilità di redenzione per quest’amore fragile ma sincero? La fiducia è un rischio, ma è anche un ponte, che permette connessioni e che ti salva quando la vita ti fa cadere; se la connessione è forte, dal fondo si può risalire.

Quando le luci si spengono ed il sipario si chiude, su una scenografia curata più che essenziale e sui cuori di Marco, Giulia, Elli e la coscienza-Sophia, quello che resta è una domanda sospesa: come abbiamo vissuto? Abbiamo scelto la nostra vita o siamo stati scelti? Abbiamo consumato la vita… o ci siamo fatti consumare da essa? La vita, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non è la destinazione; la vita è il viaggio. Non esiste vento favorevole per chi non sa dove andare: ma per chi sa, anche un alito di vento può portare alla meta. E per chi ha sbagliato rotta, non è mai tardi per correggerla e ritornare in gioco.

Michela Aloisi

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