Il Pasolini “Borghese” – Da Teorema agli Scritti corsari a Petrolio
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Il Pasolini «borghese». Da «Teorema» agli «Scritti corsari» a «Petrolio»
di Gianfranco Tomei
Editore: Nuova Cultura
Data di Pubblicazione: 30 luglio 2018
Pagine: 100
Formato: brossura
Intro: Pasolini è sempre stato considerato autore vicino al popolo, intento a rinnovare gli stilemi del cinema e della letteratura neorealisti, che a partire dagli anni ’60 si andavano sempre più logorando. Attento ascoltatore della cultura popolare delle borgate, è un autore che è sempre stato accomunato ai suoi “ragazzi di vita”, che sapeva descrivere, e quindi amare, nelle loro caratteristiche più singolari e vitali. Ma esiste un Pasolini diverso, “entomologo” della borghesia italiana, classe sociale che, per indole e abitudini di vita, non amava e da cui non era riamato, ma alla quale lo stesso Pasolini apparteneva per nascita, per estrazione e per formazione. È il Pasolini autore di opere capitali come “Teorema”, “Porcile”, “La Divina Mimesis”, “Petrolio”.
Su Pier Paolo Pasolini si è scritto non tanto. Tantissimo. Ed il ritmo delle pubblicazioni è vertiginosamente aumentato nel 2025, 50° anniversario della morte di Pasolini (avvenuta come è noto il 2 novembre), in sintonia con un calendario di celebrazioni e di alti eventi a tema tanto fitto quanto discontinuo, a livello di qualità degli interventi e delle iniziative. Tant’è vero che dai comparti della cultura più schierati si è assistito a un tentativo, non sempre genuino, talvolta pretestuoso, di accaparrarsi l’eredità dello scrittore definendolo inequivocabilmente “di sinistra” o al contrario “di destra”. Niente di più sbagliato, considerando la complessità della sua poetica. L’essere poi una tale produzione lirica, cinematografica, teatrale e finanche giornalistica irriducibile a banali considerazioni di partito, a ideologie vetuste, laddove alla modernità del grande, immenso intellettuale italiano ha senz’altro radici più profonde.

Davvero ben accetto, da parte nostra, risulta allora il contributo così analitico ma anche piacevolmente discorsivo di un saggista e cineasta onesto come Ganfranco Tomei, che, nel prendere in esame il controverso e sfaccettato rapporto di Pasolini con la classe borghese, ha saputo passarne in rassegna nuclei tematici indubbiamente pregnanti, solidi,senza incappare mai in banalizzazioni e schematismi ideologici. Ciò avveniva in un agile volumetto pubblicato nel 2018 con le Edizioni Nuova Cultura, Il Pasolini “Borghese” – Da Teorema agli Scritti corsari a Petrolio. Per quanto non si tratti di una pubblicazione recente, molto bene ha fatto l’autore a riproporla nel caos delle celebrazioni del 2025, creando un evento magari più informale ma in grado così di solleticare con naturalezza e spontaneità le corde emotive del pubblico: il 3 ottobre dell’anno scorso, contestualmente a un’amena festicciola di compleanno e a una succulenta cena, ha avuto luogo una nuova presentazione del libro proprio nel ristorante a lui così caro, quello dove PPP si recò la sera stessa del suo barbaro omicidio, come aveva già fatto tante altre volte. E proprio la morte di Pasolini è stato uno dei temi toccati nell’intervento, assai stimolante, effettuato dal saggista a tavola.

Corsi e ricorsi storici. Anche nel 2026 l’autore ha voluto festeggiare il compleanno al Biondo Tevere. Nel frattempo, però, il libro abbiamo avuto il tempo di leggerlo. E concordiamo con l’autore della prefazione quando inquadra la questione scrivendo: “In questo interessante libro controcorrente, finalmente ci si sofferma sull’ultimo Pasolini, colui che scandalizzò praticamente una intera Nazione. Perché avvenne ciò? Semplicemente per il fatto che lui diceva cose vere, il suo famoso: “Io so”; appunto, sapeva e troppo- E la sua voce andava eliminata. Non ci sarebbe scampo per la nostra odierna società se un Pasolini fosse ancora in vita.”

Ecco, siamo perfettamente d’accordo con tali osservazioni. Tomei ha saputo cogliere l’assoluta modernità di Pasolini e del suo pensiero “lavorandolo ai fianchi”, ripercorrendo sentieri noti ma poco battuti; ponendo in primo piano i suoi arguti, polemici editoriali pubblicati su quella che i marxisti conseguenti definiscono “stampa borghese”; rivisitando la sua studiatissima produzione cinematografica da angolazioni differenti; portando alla ribalta la sua maniera differente di concepire il Teatro. Più di un motivo, insomma, per leggere il suo saggio con attenzione e passione.
