INTERVISTA AL REGISTA E SCENEGGIATORE STEFANO USARDI

In uscita nei prossimi mesi il suo “Alcooltest”, con protagonista Drupi

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Uscirà quest’autunno l’ultimo film scritto e diretto da Stefano Usardi, “Alcooltest”, che racconta in modo intimistico la vicenda umana di Sergio, interpretato da Drupi, cantante che dopo i fasti degli anni ‘70 dorme ora in una barca abbandonata ai margini di un paese di montagna.

Grazie alla sua amicizia con la giovane Sofia, che lo tratta come un padre, ha l’occasione per tentare di rimettersi in piedi: una band di liscio lo coinvolge infatti per lanciare una nuova canzone. La ricomparsa del suo agente e altre disavventure lo costringono a lottare e a lasciarsi alle spalle il suo difficile passato.In occasione del lancio del trailer, abbiamo intervistato l’autore del film.


Stefano Usardi, è in uscita il suo ultimo film “Alcooltest”, con Drupi quale protagonista principale. La storia è quella di un uomo che, un tempo famoso, cerca di ritrovarsi dopo aver trascorso anni ormai dimenticato. Come mai nei suoi film racconta spesso personaggi che, in qualche modo, sembrano essere arrivati nella loro vita in quello che pare un vicolo cieco?

Tendenzialmente nei nostri lavori raccontiamo sempre persone che sono ai margini della società e che cercano una sorta di situazione limite per capire se vale ancora la pena dedicarsi ad un obiettivo o semplicemente se è possibile cercare un senso alla direzione esistenziale. Comunque in generale cercano una svolta, o la subiscono.

Questo aspetto va un po’ a braccetto con l’idea di una rinascita per le persone, a volte tardiva ma felice, che può arrivare anche nei modi più inaspettati. Il suo è un carattere ottimista, che si riflette nei suoi film, o è più una speranza per un mondo in cui le appare più difficile cambiare rotta?

Sicuramente ottimista. Mi piace raccontare storie che siano una testimonianza che anche nelle vite più semplici c’è della meraviglia, della fantasia, del cinema insomma. Non accadano grandi eventi, ma è proprio nella nebulosa di non senso che ogni paradosso può diventare razionale. Non servono grandi mezzi per trovare felicità, e spesso nelle nostre storie questo è possibile con l’apertura verso gli altri, verso l’insensato.

Lei, nel tessere le sue storie, predilige anche momenti surreali. Ne troveremo anche in “Alcooltest”?

Evidentemente sì, i nostri film nascono surrealmente e poi prendono una vita propria, le scene, gli attori, la sceneggiatura, il montaggio, tutto si modifica quasi autonomamente, io cerco solamente di fare in modo che si arrivi ai titoli di coda, ma la sceneggiatura è sempre, e solo una traccia. Questo ovviamente è molto pericoloso perché a volte il significato può diventare aleatorio e apparentemente enigmatico, ma è proprio il mondo che raccontiamo e all’interno del quale vagano i personaggi.

Da dove è nata l’idea di coinvolgere proprio Drupi in questo progetto? E com’è stato lavorare con lui?

In modo molto semplice, ho guardato i volti dei cantanti anni ‘70 che potevano avere un senso e poi ho ascoltato le interviste capendo che era una persona semplice e profonda al tempo stesso. L’ho incontrato, penso che ci siamo piaciuti e da lì è nato il film. Lui è un personaggio quindi è bastato lasciargli la libertà di esprimersi e il film è venuto da sé. È stato semplice lavorare con lui perché è molto naturale, ed è una cosa che cerco sempre con gli attori.

Lei è svizzero di Basilea ma si è laureato a Bologna in “Discipline del Cinema”; poi si è trasferito a Roma, dove ha frequentato la “Nuova Università di Cinema e Televisione” di Cinecittà, e lì si è di nuovo laureato in “Storia dell’arte” presso la Sapienza; infine, si è laureato in filosfia presso l’Università di Palermo. Sembra il viaggio di un carattere irrequieto, costantemente alla ricerca di esperienze. Questo “nomadismo intellettuale” come l’ha formata dal punto di vista artistico?

Beh, attualmente sono iscritto al Conservatorio di Verona, al triennio, quindi non è ancora terminato nulla. Sinceramente penso derivi dal fatto che non sono mai profondamente convinto delle mie capacità e cerco sempre di scoprire se qualcosa, o qualcuno, può darmi ancora qualcosa. Gli studi sono comunque sempre incentrati nel loro rapporto con il cinema. Si cerca sempre e io non ho ancora trovato tutto quello che cerco.

Alcooltest” è prodotto dalla FiFilm Production di Caterina Francavilla, realtà con la quale lei lavora in modo proficuo già da tempo. Cosa significa oggi fare cinema in un ambito indipendente? Lavorare in termini di cosiddetto “low budget”?

Beh, con Caterina oramai è un viaggio esistenziale più che un progetto cinematografico. Penso che sia la condivisione di una visione della realtà e del mondo che ci circonda che ci unisce.

Ogni progetto è dedicato alla possibilità di dire in una maniera sempre più particolare la meraviglia della semplicità della vita. Nei nostri film, inoltre, cerchiamo, pur con piccoli budget di distribuire le risorse nel modo più equo possibile, cerchiamo di prendere tutti lo stesso compenso e questo aiuta ad essere più uniti. Non prendiamo soldi pubblici per la difficoltà che c’è poi di rimanere ancorati ad una idea di produzione indipendente che rimanga libera di osare e di fare film che poi non siano “industriali”.

Per il futuro pensa di continuare a lavorare in Italia o la sua curiosità potrebbe portarla anche all’estero?

Abbiamo già due progetti in cantiere, per l’anno prossimo un film molto, ma molto particolare, con un protagonista impensabile. E poi nel 2028 vorremmo girare un film in piano sequenza. Dopo di che sarebbe interessante cercare di unire anche nazioni e stati lontani. Anche perché le nostre storie non hanno mai una collocazione precisa.

Massimo Brigandì

ALCOOLTEST

Di Stefano Usardi

Una produzione Fifilm Production

Con Drupi

e con Vanda Colecchia, Sofia Taglioni, Vassilij Mangheras, Stefano Scandaletti, Giulio Cancelli, Matilde Vigna, Selene Gandini, Giovanni Morassutti, Francesco Migliaccio

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