LA LOCANDA DEI GATTI E DEI RICORDI di Yuta Takahashi
Autore: Yuta Takahashi
Traduttore: Giuseppe Strippoli
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2024
Pagine: 192 p., Brossura
Trama: Prima un viaggio in treno da Tokyo, fino a una cittadina di mare nella penisola di Boso. Poi una passeggiata lungo la spiaggia, fino a un vialetto di conchiglie. È lì che si trova “Da Chibi”, una delle poche locande dove, secondo alcuni, viene ancora servito il kagezen: il vassoio d’ombra, il pasto tradizionale giapponese che si cucina per chi non c’è. Le voci narrano che, dopo che il piatto viene messo in tavola, accadano cose strane, che sia possibile mettersi in contatto con la persona di cui più si sente la mancanza. Così, scossa dalla morte improvvisa del fratello, in una mattina luminosa la diciannovenne Kotoko Niki varca la soglia del ristorante, sotto lo sguardo attento di un gatto. Il fratello di Kotoko ha perso la vita in un incidente stradale cercando di proteggerla e lei, piena di rimorsi, spera in un miracolo. Una speranza folle, pensa, almeno finché non inizia a mangiare il riso, il pesce bollito e la zuppa di miso fumante che l’avvolgono con il loro profumo. L’orologio smette di ticchettare, il mare e i gabbiani tacciono, e Kotoko ha la sensazione di sentire accanto a sé una voce familiare… Nella Locanda dei gatti e dei ricordi, seguiamo Kotoko e altri personaggi che, come lei, cercano di fare i conti con l’assenza di una persona cara: un ragazzino timido e una compagna di scuola, il suo primo amore; un ottantenne malato e la moglie; un giovane chef e la madre. Con pennellate lievi e piene di poesia, Yuta Takahashi esplora il potere curativo dell’amore e della memoria, arricchendo il racconto con prelibate descrizioni dei piatti tipici giapponesi e con una ricetta a corredo di ogni capitolo.
Libro interessante: Tre storie apparentemente slegate, ma intrinsecamente legate tra loro, filo conduttore una locanda sperduta in cui si dice che sia possibile rievocare la memoria dei defunti anche se solo brevemente e per un’unica volta, complice il piatto tradizionale per i defunti …. E un gatto.
Si avverte una certa magia durante la lettura, il vassoio d’ombra della Locanda di Chibi oltre ad avere proprietà magiche nella rievocazione della persona amata e dipartita, ha anche proprietà taumaturgiche, nei racconti non è esplicitato ma si percepisce che questa magia avvenga solo in quel luogo purché sia presente Chibi (il gatto) protagonista felino del romanzo nonché inconsapevole catalizzatore degli eventi.
Le storie sono ben scritte e i personaggi e i luoghi sono ben descritti e credibili, la lettura è leggera e scorrevole, mai noiosa o prolissa.
Nel contesto è un bel libro dove si respira la tradizione ultramillenaria giapponese a metà strada fra favola e realtà.
Le storie raccontate sono belle, per certi versi romantiche, ma di quel romanticismo che traspare solo nelle novelle e tradizioni giapponesi.
Interessante anche l’aver inserito alla fine di ogni capitolo le ricette dettagliate dei piatti citati nel romanzo.
Consigliato a chi ama sognare sempre il lieto fine.