Alla Philharmonie de Paris, in questi mesi, si puo’ assistere alla mostra su Kandisky. Questa non é semplicemente una mostra ma un’esperienza. Varcando le porte della Philarmonie non si entra semplicemente in una mostra, si entra in una partitura. Per rendere omaggio all’opera di Kandisky e all’importanza che la musica di Wagner ha avuto nel suo operato il Musée de la musique, la Philharmonie de Paris e il Centre Pompidou hanno deciso di unire le forze e fare qualcosa di raro, di audace ossia restituire a Kandinsky il suo suono. Non un suono metaforico, astratto, come citano i manuali d’arte, ma quello reale, quotidiano, quello che si poteva sentire nel suo studio, quello delle sue amicizie, dei suoi strumenti preferiti, il suo modo di guardare il mondo.
Kandisky è un giovane moscovita che suona il violoncello, e si innamora perdutamente della musica di Wagner prima di diventare il padre dell’astratto, del colore..La musica è l’origine di tutto e gli offre ciò che la pittura ancora non osa , un linguaggio senza oggetti, senza imitazione, senza dover rendere conto alla natura. Da questo nasce l’idea che un colore possa avere un timbro, un’anima musicale, che una linea possa avere un ritmo, una linea di suono, che un quadro possa essere una composizione di tutto questo nel senso più letterale del termine.
La mostra ricostruisce i legami musicali che hanno portato alla creazione degli iconici quadri di Kandisky, Scriabin, von Hartmann, Schönberg, Stravinsky. Loro rappresentano il suo percorso, la linea musicale che unisce colore e suono e che creano l’alchimia dei quadri di Kandisky
Per poter vivere appieno l’esposizione, in un quadro che potremo definire immersivo, lo spettatore viene dotato di cuffie che permettono di ascoltare la musica che l’autore ascoltava quando dipingeva. Il tutto in modo interattivo e con degli intermezzi che permettono di capire il senso di ogni opera.
Una delle sezioni più sorprendenti è il “gabinetto immaginario” dedicato alla vita musicale del pittore. In questo spazio si puo’ essere considerato uno spazio della memoria dove si possono trovare spartiti consumati, fotografie di amici dell’artista, incisioni di canti popolari. Sono poi esposti gli strumenti dell’atelier dell’artista che evidenziano quanto la musica facesse parte del suo quotidiano e come facesse parte del processo di creazione di forme e colori.
Il percorso si chiude con un omaggio alla sua idea più radicale: la sintesi delle arti. Dipinti, poesie, progetti teatrali, l’Almanacco del Blaue Reiter, tutto converge verso un’unica ambizione, quella di un’arte capace di unire ciò che la tradizione aveva separato.
Philharmonie de Paris
221 Av. Jean Jaurès au 6e étage, 75019 Paris

