La vita animata di Amélie Nothomb

In sala da oggi La piccola Amélie, adattamento della Metafisica dei Tubi della scrittrice

Un pomeriggio speciale all’Istituto Giapponese di Cultura di Roma; la proiezione in anteprima de La piccola Amélie è stata infatti preceduta da una incantevole passeggiata guidata nel giardino giapponese, un’oasi serena nel cuore della Capitale. Nascosto alla vista, il raffinato kaiyūshikiteien realizzato da Nakajima Ken è un giardino da passeggio (che si differenzia dal giardino Zen, da meditazione) con laghetto, piccola cascata, isolette, rocce, ponticello, lampade di pietra, un pergolato per la cerimonia del tè e una vegetazione che dà risalto ad un gemellaggio Giappone-Italia, tra romantici ciliegi (sakura) e mediterranei ulivi; passeggiando in un’atmosfera sospesa nel tempo, la magia del giardino ha incantato tutti gli astanti.

Ma la magia vera è stata, poi, veder prender vita sullo schermo i racconti e le spiegazioni della nostra guida, e con essi il giardino da passeggio e l’essenziale giardino zen (karesansui), dove sabbia, ghiaia e rocce rappresentano acqua e paesaggi, come invito alla contemplazione ed alla pace interiore. La piccola Amélie racconta infatti i primi anni di vita della scrittrice belga Amélie Nothomb vissuti nel Paese del Sol Levante, da lei stessa descritti nella sua biografia creativa Metafisica dei Tubi; “il tubo” è Dio, detto così per il modo in cui cibo e liquidi attraversano il suo corpo senza impedimenti, ma Dio è la neonata Amélie, rimasta in stato di atarassia per due anni e mezzo. La sua seconda nascita avviene infatti a due anni e mezzo, quando l’assaggio di uno squisito pezzo di cioccolato bianco belga portato dalla nonna risveglia la piccola dal suo stato vegetale.

Il lungometraggio animato di Mailys Vallade e Liane-Cho Han è una trasposizione fedele e coloratissima dei ricordi ricchi da metafore e paradossi della scrittrice nella sua Metafisica dei Tubi, se pur con qualche eccezione drammaturgica quale il conflitto con la padrona di casa Kashima-san e il centrare il racconto sui primi tre anni di vita di Amélie; invariato resta l’amore per la governante Nishio-san, il suo sentirsi profondamente giapponese, l’ironia della Nothomb che dal libro è trasfusa nel film, attraverso un sapiente uso di voice over.

Ame in giapponese significa pioggia, le dice Nishio-san; e come la pioggia, la piccola Amélie scorre incessante, curiosa, piena di vita, perfettamente a suo agio nel giardino che sembra fatato dell’abitazione giapponese che divide con i suoi genitori, un diplomatico belga e sua moglie, e i suoi due fratelli maggiori; un’animazione morbida e variopinta, coloratissima, dona poi intensità al racconto in voice over della stessa Amélie, disegnata con i grandi occhi verdi rotondi che ben si adattano allo spirito caustico della scrittrice, dandole un effetto quasi comico ed irresistibile. Quel che si percepisce, tra l’ironia, il dramma e la tenerezza, è il forte radicamento della Nothomb nel Paese del Sol Levante, cui farà seguito un altrettanto duro senso di sradicamento quando il padre verrà trasferito altrove. Ma questa è un’altra storia… anzi, altri libri.

Michela Aloisi

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