Lisistrata
Teatro Antigone, 22-25 gennaio 2026
Testo: Aristofane
Adattamento e Regia: Emilia Miscio
Compagnia teatrale: Sogni di Scena
Con: Violetta Rogai, Elisa Panfili, Federica Pallozzi Lavorante, Chiara Silano, Barbara De Nardis, Enzo Avagliano, Simone Giulietti, Nino Palmeri, Marco Gargiulo
Info: Lisistrata è una commedia che attraversa i secoli con sorprendente attualità, portando in scena un tema che continua a interrogare il presente: la guerra e la possibilità, radicale e provocatoria, di immaginare un mondo diverso. Nel testo di Aristofane, le donne, tradizionalmente escluse dal potere, scelgono di unirsi e di agire collettivamente per fermare il conflitto che lacera la Grecia: è la costruzione di un “mondo alla rovescia” capace di scuotere le coscienze e mettere in discussione ciò che appare immutabile.

Seguiamo da tempo Emilia Miscio, talentuosa e prolifica autrice e puntuale regista; eravamo perciò molto curiosi di assistere al suo adattamento del testo di Aristofane, rappresentato per la prima volta nel 411 a.C., che ha mantenuto intatta nei secoli una freschezza ed una modernità audace e visionaria. Un testo dove la donna assume una centralità potente, una forza tragica e comica al tempo stesso: Lisistrata è l’eroina che con caparbietà e determinazione guida le donne elleniche (ateniesi e spartane, ma anche corinzie e beote) ad uno sciopero del sesso come atto politico, il cui scopo è por fine alla guerra infinita che sta disgregando la Grecia.

La scelta di rappresentare la sua Lisistrata al Teatro Antigone è quanto mai felice: con la struttura classica – se pur in formato ridotto – del teatro greco, il palco diventa la piazza principale della polis, l’Agorà di Atene, da cui muovono Lisistrata (Violetta Rogai) e le sue compagne, Calonice (Elisa Panfili), Mirrine (Chiara Silano) e la spartana Lampitò (Federica Pallozzi Lavorante), da dove parte la salita verso l’Acropoli (le scale che dividono la sala, permettendo agli attori di muoversi tra il pubblico, rendendo così l’opera viva e vibrante), dove il Coro (rappresentato da due Corifei, maschile e femminile, interpretati da Barbara De Nardis ed Enzo Avagliano) dà voce allo scontro tra i sessi, assumendo il ruolo di coscienza critica, e dove infine si incontrano gli ambasciatori e si raggiunge la pace. Uno spazio scenico allargato quindi, che dal palco abbraccia l’intera sala, comprendendo in esso finanche gli spettatori, che diventano essi stessi popolo greco, abbattendo la naturale quarta parete teatrale.

E veniamo agli attori, scelti come sempre con estrema cura dalla Miscio; in costumi moderni e pettinature antiche, essi stessi sono il fil rouge che collega passato e presente, sottolineando l’attualità del tema proposto da Aristofane, mentre la fisicità dei corpi emerge prorompente dai corpetti delle donne e dal torso nudo degli uomini per mezzo principalmente di una coreografia accurata e potente, intensa ed ipnotica. Se Lisistrata appare quasi androgina nel suo essere tutta votata alla missione, pulsante è la sensualità di Lampitò, che dilaga straripante nel suo negarsi al marito (interpretato da Nino Palmeri), in un dialogo continuo tra femminilità e virilità che coinvolge non solo tutte le donne (presenti od evocate teatralmente) che si stringono intorno a Lisistrata, ma finanche i due corifei.

Venere e Marte si incontrano e si scontrano, l’Amore (in questo caso il sesso negato) ha la meglio sulla Guerra; forse oggi, in un’epoca dove i valori si sono persi ed il sesso è mercificato, il piano di Lisistrata per la pace non avrebbe esiti; ma Aristofane ci ha mostrato che una terza via, imprevedibile ed inedita, è possibile. Riportando in scena la sua Lisistrata, la Miscio auspica che il mondo moderno, dilaniato da guerre che dilagano a macchia d’olio, trovi la sua via per raggiungere l’accordo ed una nuova, luminosa, Pace.
Michela Aloisi
