MANICHINO – Sulla gentilezza degli estranei

In scena gli scorsi 18 e 19 novembre al Teatro Trastevere di Roma

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MANICHINO

sulla gentilezza degli estranei

Di Alejandro Radawski

Con Laura Sellari

Regia di Alejandro Radawski

Assistente alla regia Anna Della Bruma

TEATRO TRASTEVERE

Via Jacopa de’ Settesoli 3, Roma

Tra i manichini che silenziosi osservano la scena, irrompe il concitato racconto di Linda (Laura Sellari), testimone sbigottita del primo dei tanti traumi che punteggiano la sua tormentata vita. Ma come nella mente ormai sconvolta della protagonista, nulla è più lineare: per seguire le vicende di Linda, dobbiamo infatti insinuarci in un complesso labirinto di ricordi, non sempre nitidi. E così si alternano i momenti di mesta lucidità, le amare ammissioni fatte in terapia, con quelli più disturbanti ed emotivamente più difficili, dove emerge soprattutto la rabbia per l’impossibilità di riprendere il timone di un’esistenza caotica e disordinata. Niente vuole andare per il verso giusto, neanche nei rapporti con gli amici e con la sorella, ma non è certo cosa facile dopo che il suo matrimonio, affrontato giovanissima, è terminato con un dramma che avrebbe piegato chiunque. Gli episodi dolorosi si affastellano dunque, conducendoci avanti e indietro, come un nastro magnetico avvolto, poi fatto andare velocemente troppo in là, poi avvolto ancora fino a fornire un altro indizio, finché pezzo dopo pezzo il quadro più ampio della tragedia prende forma. Pur cercando di aggrapparsi ai frammenti di ciò che può passare per normalità, Linda non sembra avere scampo: l’alcool e le allucinazioni la ghermiscono, ne erodono l’anima fino a che non giunge, con disarmante chiarezza, una sconcertante rivelazione finale.

Andata in scena gli scorsi 18 e 19 novembre al Teatro Trastevere di Roma, l’opera inedita di Alejandro Radawski, autore e regista, è un’intelligente ed originale discesa tra le pieghe del dolore e della follia in cui è intrappolata Linda. A sostenere un testo certamente non facile, brilla la prestazione di Laura Sellari, bravissima, coinvolgente e potente, abile nel colpire il pubblico con i suoi improvvisi deliri, con la forza di racconti che aprono uno squarcio oscuro in quella che appare inizialmente consueta quotidianità. E poi invece ammaliante e infine fragile, via via che viene messa a nudo la vicenda in ogni suo aspetto. E’ proprio grazie a lei che l’intricato sistema narrativo mantiene la presa sugli spettatori, in aggiunta alla brillante idea di coinvolgerne alcuni chiamandoli direttamente in scena con una serie di espedienti. Coloro che sono condotti sul palco danno allora forma e carne alle figure che intervengono nelle giornate di Linda, diventando anch’essi manichini, animati, certo, ma ugualmente muti come lo sono gli altri. A infondere vita in ognuno di essi ci pensano infatti i dialoghi che intesse con loro la protagonista, un serrato botta e (silenziosa) risposta che, a tratti, fa perfino dimenticare che a parlare è solo Laura Sellari.
E’ uno spettacolo che va a toccare molte corde emozionali, che come detto non è semplice seguire e che richiede una certa dose di attenzione da parte dello spettatore. Nonostante questo la pièce di Radawski riesce comunque a conquistare la platea, proprio grazie ai suoi insoliti meccanismi e ad una trama che si scopre poco per volta.

E’ un sentiero buio quello della pazzia, eppure, grazie al talento della Sellari, siamo spinti a seguire Linda fino in fondo a quello che è un serpeggiante cammino che ha l’aria inquietante della ineluttabilità.

Massimo Brigandì

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