Hollywood – La Fabbrica dei sogni: Marilyn Monroe
scritto, diretto ed interpretato da Natalia Simonova
violinista Anastastiia Koniaieva
Roma, Teatro Porta Portese, 3 e 4 giugno 2026

La rassegna teatrale ideata, diretta ed interpretata dalla poliedrica artista Natalia Simonova, dedicata alle grandi dive del cinema, si è conclusa, dopo le piece dedicate a Greta Garbo e Marlene Dietrich, con il ritratto di Marilyn Monroe; in scena ancora al Teatro Porta Portese, la Simonova ha toccato le corde più profonde dell’anima, dipingendo il ritratto della donna Norma Jeane dietro il mito Marilyn.

Pur non celando la sensualità della Diva, che l’attrice trasmette magistralmente con un seducente e studiato movimento corporeo abbinato ad una sapiente scelta di costumi, la Simonova mette al centro del suo racconto la fragilità della Donna, il suo inesauribile bisogno di essere amata, le sue ferite di bambina affamata d’affetto mai sanate veramente; in un dialogo intimo con una madre assente, accompagnata dalle eleganti note di un violino, suonato in scena dalla talentuosa Anastasia (Anastasiia Koniaieva), Natalia/Norma Jeane si racconta, si mette a nudo, in una altalena di emozioni e lustrini, popolarità mondiale e solitudine interiore.

Ancor più che con i suoi ritratti della Garbo e della Dietrich, con Marilyn la Simonova entra nel cuore della donna dietro il personaggio; andando ben oltre il clichè hollywoodiano, l’artista racconta la dimensione più autentica di Norma Jeane, sospesa tra una vita “cucitale addosso” dall’industria cinematografica ed il desiderio profondo di una vita vera, realizzata, con un uomo che la ami sinceramente e colmi il vuoto lasciatole da un’infanzia priva di affetti. Il Mito di Marilyn ha imprigionato la sua essenza, incastonandola per sempre nell’immaginario maschile in un ruolo a lei estraneo; la donna sensuale e stupida, l’oca bionda da oggettificare, usata e gettata via come un giocattolo rotto, per anni ha nascosto dentro un mondo sfaccettato di sogni e desideri, di intelligenza non riconosciuta, di vuoti abissali.

Di uomini la Diva Marilyn ne ha avuti: tre mariti (James Dougherty, il campione Joe DiMaggio, il drammaturgo Arthur Miller), grandi amori brevi ma intensi (Yves Montand, Marlon Brando), relazioni tanto chiacchierate quanto pericolose (John Fitzgerald e suo fratello Robert Kennedy); ma nessuno di loro ha potuto saziare il suo cuore candido di bambina affamata di affetto e calore, né tantomeno colmare ed appagare al contempo il suo vuoto interiore ed il suo vivace intelletto. Legami che sono piuttosto il riflesso della fragilità e della ricerca di protezione della donna dietro la Star, che la Simonova ritrae con intensità e leggerezza, accennandovi senza approfondire, che non ve n’è bisogno in quanto la Storia è nota, concentrandosi piuttosto sull’anima ed il cuore della donna dietro la maschera di Diva.

Una scenografia semplice ma curata, la musica elegante di un violino, la voce morbida della Simonova, abbracciano il testo intenso scritto dalla stessa attrice e regista russa naturalizzata italiana, emozionando il pubblico in sala ed omaggiando al tempo stesso la Donna, la Diva, la Star indimenticata ed indimenticabile dell’universo Hollywoodiano: Marilyn Monroe.
Michela Aloisi

