Editore: SEM
Data di pubblicazione : 29 luglio 2020
Lunghezza stampa: 170 pagine
Trama: Charles Bukowski muore il 9 marzo del 1994 a San Pedro, California. Nemmeno il tempo di capire se la sua anima debba bruciare nell’inferno degli scrittori maledetti e a Dublino la vita di un impiegato standard si lega indissolubilmente alla sua. Carlo Boschi, trentenne bancario, nonché futuro marito di Sara, una ragazza della Milano bene, parte con l’amico di una vita per un addio al celibato memorabile: tre giorni a Dublino, impiegati a raggiungere una sbronza colossale. Birra dopo birra, però, il promesso sposo finisce all’ospedale, in pieno coma etilico. Al risveglio non è più lo stesso: è convinto di essere la reincarnazione del suo scrittore preferito, Charles Bukowski, morto proprio quella notte. Da quel momento in avanti, per quella pinta in più, la vita di Carlo cambia radicalmente. Drogato di scrittura e assetato di alcool, manderà all’aria il matrimonio con Sara, mollerà il lavoro, comincerà a scrivere spinto dal whisky, a rimorchiare donne nei bar e a vivere di espedienti e lavoretti saltuari, alle prese con sgangherati reading di poesia o impegnato a fare a pugni nei vicoli. Una galoppata a briglie sciolte nella movida milanese, mentre l’Italia di fine millennio cambia per sempre.
Premetto che per un’amante dei libri del vecchio Buk qual io sono, questo libro è un tuffo carpiato con doppio avvitamento nelle vicende etiliche di uno scrittore di rottura dei tempi nostri o quasi.
La storia è divertente e piuttosto assurda e la scrittura di Roversi non delude il lettore. In questo libro c’è tutto: ritmo, colpi di scena, scorci di cronache reali e a volte un po’ ingentilite (se mi passate il termine), nomi e vicende che ricordano molto da vicino personaggi della vita politica italiana degli ultimi 40 anni e ovviamente non mancano le donne, bellissime e disponibili come nei libri del vecchio Buk, anche se a parer mio, per il nostro etilico scrittore le donne dei suoi romanzi erano bellissime solo viste attraverso i fumi dell’alcol.
La storia è interessante, un travet qualunque che si sbronza al suo addio al celibato fino al coma etilico e al risveglio dal coma crede di essere Charles Bukowski, si, proprio quel Bukowski, e si comporta di conseguenza lasciando tutti interdetti e buttando letteralmente all’aria la sua vita come la conosceva prima. Con sorpresa finale.
Lettura leggera ma al tempo stesso la rivisitazione di un’epoca neanche troppo remota dove per provare a incontrare uno scrittore maledetto era sufficiente presentarsi alla sua porta con 6 lattine di birra, a patto di conoscerne l’indirizzo esatto, sperando che l’esca delle 6 lattine non sortisca in una porta sbattuta in faccia.
Unico (finora) libro di Roversi non Crime che però appassiona fino all’ultima riga come un crime.

