“THE ESOTERIC CRIME” di Gianfranco Tomei

Il conturbante corto d'impronta misterica ha beneficiato di una proiezione speciale, lo scorso 12 dicembre, presso Interno 4 – Teatro a Roma

Viene da un percorso accademico, Gianfranco Tomei, cui ha però sempre affiancato una vena cinefila, concretizzatasi non soltanto nella pubblicazione di libri su Pasolini, ma anche nella regia di alcuni cortometraggi. Accomunati questi ultimi da una sanguigna ricerca sul “lato oscuro” dell’animo umano, su ciò che oggi viene spesso definito “perturbante” anche in ambito cinematografico, figurano non a caso in un ipotetico trittico, completato a distanza di parecchi anni, cui l’autore stesso ha dato il nome di “Trilogia della devianza”. Sempre impegnative le trilogie. E ai cultori della settima arte staranno subito venendo in mente quella dei colori (Blu, Bianco e Rosso) firmata dal Maestro del cinema polacco Krzysztof Kieślowski, i tre Diari dell’ungherese Marta Mészáros o magari quella “Trilogia del congelamento” di Michael Haneke, riproposta proprio in questo periodo nelle sale italiane, che costituisce per certi versi l’aurorale dichiarazione di poetica del severo, geniale cineasta austriaco, interessato sin dagli albori a rappresentare (sulla scia della Scuola di Francoforte a lui cara, ma attraverso il mezzo cinematografico) le più disparate aporie della società occidentale, partendo appunto dall’evidente congelamento emotivo presente in tante relazioni interpersonali per approdare poi a tutte le altre forme di alienazione che il consumismo ha in un certo senso codificato.
Ecco, sarebbe pretenzioso accostare i cortometraggi di Tomei alle pellicole, ai temi e agli stili decisamente elaborati e rigorosi degli autori citati, più prosaicamente però c’è da apprezzare in queste piccole produzioni indipendenti il coraggio di accarezzare temi scabrosi, urticanti, scomodi, rapportati poi nella loro resa cinematografica a generi che tengono alta la curiosità e l’adrenalina stessa del pubblico.

In principio vi fu l’assai crudo e intenso Notte in città, datato 2000, che altrettanto coraggiosamente Indiecinema Film festival ha voluto riproporre quest’anno in Concorso, nonostante l’anno di produzione, conferendo al corto una speciale “wild card” come si usa in genere nei tornei di tennis. Più di recente, nel 2022, è stato sdoganato il torbido Sole Nero. Mentre nel 2026 avverrà la distribuzione più capillare di THE ESOTERIC CRIME, l’attesissimo capito conclusivo (sebbene il cortometraggio in questione si presti, volendo, a una possibile serializzazione) di suddetta trilogia, che ha comunque beneficiato nel dicembre 2025 di un paio di proiezioni speciali.
Siamo particolarmente felici di aver beccato proprio quella organizzata il 12 dicembre presso Interno 4 a Trastevere, spazio culturale sempre molto ricco di proposte messo a disposizione dell’intellighenzia capitolina da Chiara Pavoni, attrice poliedrica e dama d’alta levatura. Anche ci vi scrive ne era stato ospite, mesi fa, quale relatore dell’interessante incontro focalizzato sull’uscita di un bel romanzo di Paolo Berni, “Dal Buio” . Vi si è fatto ritorno volentieri, quindi, per l’evento che ha visto protagonisti, oltre al regista Gianfranco Tomei e alla stessa Chiara Pavoni, il poeta (e qui aiuto regista) Alessandro d’Agostini assieme a una parte consistente del cast, ovvero Arianna Cigni, Chiara Easter, Giancarlo Villani e Olga Matsyna. Non è potuto essere presente un altro degli interpreti, Gianluca Mei, ed è un vero peccato non aver potuto ascoltare il suo intervento, poiché a lui si deve anche una colonna sonora ottimamente strutturata.

Ad ogni modo l’elettrizzante cine-aperitivo si è aperto con una stimolante intervista all’autore, il quale ha spiegato ai presenti come sia arrivata l’ispirazione di un corto che con passo felpato va ad indagare un ambito assai inquietante, e cioè gli omicidi rituali che possono avvenire presso determinate cerchie, ad esempio le correnti massoniche deviate cui allude il plot del cortometraggio. E l’omicidio rituale, aggiungiamo noi, ha un peso non trascurabile nell’immaginario collettivo, se si considerano fra gli altri quelli persino più feroci compiuti dagli adepti dei cartelli della droga latinoamericani, soprattutto in Messico dove a incutere timore sono il culto della Santa Muerte e altri similari. Ai tanti episodi di violenza, rituali e non, che nella famigerata località di Tijuana hanno avuto giovani donne del posto come vittime, si potrebbe aggiungere per risonanza mediatica il tristissimo caso di Mark Kilroy, studente di 21 anni dell’Università del Texas che nel 1989 durante una vacanza oltre confine con gli amici venne adescato, sequestrato, torturato con una ferocia incredibile e infine decapitato con un machete, con successivi atti di antropofagia sul cadavere.

Non è certo così splatter, il corto di Gianfranco Tomei, ma lo script propone comunque una sorta di sacrificio umano, attribuito nella finzione a una misteriosa loggia massonica, di cui sono un membro della setta ripetutamente “cornificato” (il già menzionato Gianluca Mei) e la sua infedele compagna (Chiara Easter) a fare le spese. E fu così che anche una categoria che credevamo relegata a portali stile Youporn come il “Cuckold”, ossia chi lascia per voyeurismo che altri scopino la sua donna di fronte a lui, può dirsi sdoganata al cinema!
Facezie a parte, più che bearsi della violenza così evocata o compiacersi di situazioni tanto morbose THE ESOTERIC CRIME gioca sull’atmosfera di tensione nella casa dove avviene il doppio delitto, tentando lucidamente di mettere a fuoco rapporti di potere e di sopraffazione psicologica. Vi è persino un’interessante e insolita didascalia nei titoli di testa che svela alcune suggestioni letterarie e saggistiche, confluite nel corto: vengono infatti citati libri del Marchese De Sade, di di Wilhelm Reich, di Sigmund Freud, di Giuseppe Patroni Griffi. Un cast decisamente “in palla” si adopera per rendere credibili tali dinamiche, con nota di merito per quella Chiara Easter poc’anzi nominata, per il valente Elio Zarra con un passo (e un fisico) da “Bull”, per la leader della setta Olga Matsyna in abiti da mistress e per i suoi due accoliti, interpretati da Giancula Villani e Arianna Cigni che con Tomei regista avevamo già visto all’opera, qui tutto torna, nell’adattamento di una pièce teatrale di Pinter, I bei tempi andati. Mentre al cineasta oltre a idee tanto intriganti riconosciamo una maggiore cura dei dettagli, anche in montaggio (coadiuvato anche lì da Gianluca Mei), laddove l’arredamento stesso della villetta contribuisce a definire l’atmosfera. Fa testo qui l’ironica esposizione di un vaso in stile greco, con dipinte sopra figure umane i cui falli sono un piccante, valido contrappunto alla vicenda narrata.

Written By
More from Stefano Coccia
ANNA CAPPELLI
L’intensa interpretazione di Angela De Prisco e la regia attenta di Santa...
Read More
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti