Visioni
Testo e Regia: Maria Letizia Chezza e Luca Falleri
Con: Maria Letizia Chezza, Dalila Di Palma, Luca Falleri, Pasquale Martinazzo e Irene Macuz
Roma, TeatroSophia, dal 15 al 18 ottobre 2026

Sul palco, in via della Vetrina, 7, ci sono Maria Letizia Chezza, Dalila Di Palma, Luca Falleri, Pasquale Martinazzo e Irene Macuz, che ci delizieranno fino al 18 ottobre.
“Un gruppo di giovani di grande qualità drammaturgica e artistica che si sono ben distinti nella passata stagione esplorando l’universo pirandelliano. Quest’anno propongono un nuovo percorso che intreccia Shakespeare, folklore salentino e dell’Alta Valle del Tevere, tarocchi, musica e teatro fisico, affidando anche al pubblico il compito di orientare lo sviluppo della narrazione”, scrivono gli autori.

Uno spettacolo, scritto e diretto da Maria Letizia Chezza e Luca Falleri, che unisce teatro di prosa e fisico, musica e canti corali, dove cinque attori narrano le storie di chi non ha potuto amare senza annegare tra paure e sogni dell’umanità. È il pubblico a dirigere gli attori, scegliendo quale carta girare e determinando così l’ordine delle storie, pur conservando il caos dentro, in uno spazio scenico in continuo mutamento. Il testo nasce dalla ricerca sulle figure archetipiche comuni al folklore di queste terre e alla poetica shakespeariana, tradotta negli arcani maggiori dei tarocchi illustrati da Dalila di Palma: dalla morte, e quindi trasformazione interiore, attraversando le stelle, il sole e la luna, lottando col diavolo, capovolgendo il punto di vista con l’appeso, acquisendo forza e giudizio per non crollare dalla torre, rimanendo in meditazione come un eremita la ruota gira, permettendo sia una scelta da innamorati che un atto di volontà da bagatto, alla conquista del mondo.

La compagnia “Storie di Piazza” si conferma ancora una volta aperta alla suggestione della pluralità perché se con Pirandello ci mostravano i “Frammenti” della personalità ora esplorano le “Visioni” di una conoscenza che ha superato la percezione identitaria, ammantandosi di un’aura soprannaturale che alimenta l’immagine in azione di ognuno di noi. Vedere è sapere se lo sguardo di chi attraversa i grandi classici della letteratura è coraggioso e scevro da sovrastrutture e domandare è già iniziare a rispondersi se il viaggio intrapreso è di carattere iniziatico: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni o degli incubi? Cosa fa bruciare la vostra candela?”. Tra luce e oscurità il pubblico plasma il racconto scenografico, evolvendo con esso in un processo di rinascita metateatrale a spirale, avvicinandosi e allontanandosi di volta in volta ai tatuaggi e tamburi tribali, affinché ne venga sprigionata l’intrinseca polisemia nella stesa a terra.
Erika Eramo
Foto di Grazia Menna

