Autore: Paolo Roversi
Editore: Marsilio
Anno edizione: 2021
Pagine: 400 p., Brossura
Trama: Anni Sessanta. Anche Milano aveva i suoi eroi criminali. Erano gli anni del boom economico, dell’uomo sulla Luna, delle grandi passioni politiche e i banditi rapinavano le banche, assaltavano i furgoni portavalori e sfidavano la polizia in sparatorie a volto scoperto. Amavano i soldi e la bella vita, avevano le donne più affascinanti, bevevano champagne e indossavano abiti firmati. Volevano conquistare la città, e la presero con la forza. “Milano criminale”, prequel di “Solo il tempo di morire”, racconta la grande saga della malavita degli anni Sessanta e Settanta, le atmosfere noir e i leggendari protagonisti di una Milano da film. La cronaca di un’epoca e di una città che guarderete con occhi nuovi.
Bellissimo romanzo ambientato nella Milano degli anni 60 e 70, un’epoca ricca di avvenimenti storici positivi quali il boom economico, l’uomo sulla luna, le grandi passioni politiche, solo per citarne alcune, ma poi c’è un rovescio della medaglia fatto di ribellioni studentesche, rivoluzioni e scioperi, rapine in banca, assalti ai portavalori, scontri con le forze dell’ordine, sgomberi forzati e sparatorie.
Era la Milano criminale dell’epoca, che amava il lusso, faceva la bella vita, beveva champagne e vestiva abiti firmati.
Il libro inizia con una scenografica rapina a un portavalori messa in atto con un’organizzazione tale da meritarsi le lodi sul corriere della sera da parte di Indro Montanelli.
Fanno da sfondo all’assalto al portavalori, personaggi che dalla descrizione potrebbero essere in seguito riconosciuti come le nuove leve del crimine milanese, ad esempio la descrizione del giovane Vallanzasca (dal testo: “… Roberto, riccioli ribelli sulla fronte e occhi verdi che ti scavano dentro, si comporta già da capo”) che assiste alla rapina di via Osoppo e dall’altro lato del marciapiede, come a volerne sottolineare il diverso punto di vista, il bambino Achille Serra, che in quel frangente decide che da grande vorrà fare il poliziotto. Uno sceglierà una strada, l’altro quella opposta ma le loro vite continueranno ad intrecciarsi.
Nel libro appaiono altre figure leggendarie di alcuni criminali che si sono distinti per il coraggio, l’ambizione e la mentalità spregiudicata; sono belli eleganti e fascinosi forse perché con le tasche piene di soldi grazie alle rapine.
In questo romanzo le vicende della Milano degli anni ’70, sono romanzate egregiamente.
Intorno ai due protagonisti, il commissario Santi e il bandito Vandelli, ruota un universo di altri personaggi tra i quali la pupa del gangster Vandelli, una splendida ragazza di buona famiglia che preferisce la vita movimentata malavitosa a quella tranquilla e borghese, e partecipa attivamente alle rapine organizzate dal compagno.
Poi c’è il Solista del Mitra, soprannome meritato perché nascondeva l’arma in una custodia per il violino; è sposato con una bellissima spogliarellista che partecipa attivamente alla sua attività tanto da essere noti come Bonnie and Clyde. Poi c’è il Molosso che insegnerà a Vandelli la filosofia criminale; c’è anche il giornalista della Notte, Mario Basile, accanito fumatore e bevitore di fernet, che con i suoi articoli sagaci e sprezzanti, facilita il lavoro della polizia.
In conclusione, questo è un buon libro, ricco di storie (vere) della Milano degli anni di piombo, molto ben romanzate e con poche licenze poetiche a parte i nomi dei protagonisti (criminali e non), è una lettura coinvolgente e immedesimarsi nella storia è veramente facile, ritmo serrato e una buona e realistica ricostruzione storica dei fatti rendono questo libro molto interessante.
Infine un appunto però lo voglio fare, mancano le traduzioni delle frasi in francese e in dialetto che non tutti conoscono.
