The Beatleg alla Locanda Blues

Reduci dalla spumeggiante Beatles Night del 29 marzo

The Fab Four. Senza voler stilare classifiche, terreno sempre controverso, di sicuro tra i più grandi artisti di un secolo in cui mediamente, rispetto a oggi, si ascoltava musica di gran lunga migliore: quello appena passato! E quindi è naturale che di “cover band” o di “tribute band” che ripropongono e omaggiano i Beatles ce ne siano parecchie in giro. Anche in Italia. Con il repertorio della band inglese, del resto, altro che qualche splendida serata, ci si potrebbero costruire interminabili maratone, all’insegna di un sound unico e irripetibile.
Ma è di una tribute band in particolare che vi vogliamo parlare oggi, primo aprile… e attenzione, perché non è un pesce d’aprile! Il 29 marzo The Beatleg li abbiamo sentiti suonare sul serio, nell’accogliente e godereccia Locanda Blues (amanti delle birre alla spina, dei primi piatti abbondanti e della carne alla griglia possono già drizzare le loro antennine) dislocata sulla Via Cassia a Roma. E quella che vi possiamo testimoniare è stata senz’altro una serata scoppiettante.

Ma chi sono, quindi, The Beatleg? Presentiamoli come amano presentarsi loro, a partire dai social: Valerio Bulzoni aka John, Diego Magnani aka Paul, Francesco Saverio Serretti aka George, Fabio Pollastri aka Ringo. Riteniamo anche noi che sia superfluo aggiungere i cognomi di ciascun “alter ego” britannico, il ruolo sul palco dei quattro eclettici musicisti capitolini si sarà già capito benissimo.
Peraltro uno di loro, Valerio Bulzoni, lo conoscevamo già, sia per esser stato l’anima di altre tra le più apprezzate cover band della capitale, sia per il dono di approcciare con grande trasporto sia le tastiere che la chitarra. E difatti lo abbiamo visto scatenarsi, a tutto campo, anche la sera del 29 marzo, in una trance agonistica tale… che si dice non abbia riconosciuto tra il pubblico nemmeno suo cugino! Ma questa è già un’altra storia, da consegnare forse a Elio e le Storie Tese.
Siamo qui invece per parlare di musica nel modo più appropriato possibile. Restando quindi sul quartetto di Liverpool e sui loro “gemelli diversi” cresciuti a Roma, piacevolissima e carismatica è l’impronta vocale del “frontman” Diego Magnani: la si può apprezzare durante i brani, naturalmente, ma anche nei divertenti siparietti col pubblico tra una canzone e l’altra. Frizzi e lazzi che riscaldano l’atmosfera. Quell’atmosfera che vede poi complici Francesco Saverio Serretti e Fabio Pollastri, anche loro strumentisti estremamente preparati e affiatati tra loro, è pertanto gioiosa, un po’ guascona, coinvolgente per il pubblico, ma al contempo in sintonia con l’amore che traspare per il più volte magnificato repertorio dei Fab Four. Tant’è che Magnani, Bulzoni & Co tra una facezia e l’altra sono soliti sciorinare, con leggerezza, date degli album o altre curiosità riguardanti la band di Liverpool, ad esempio (come è capitato venerdì sera) i film più o meno di culto da loro interpretati.

Non solo siparietti divertenti, però. E non solo pillole di cultura cinefila e musicale. Al concerto della Locanda Blues c’è stato spazio per ricordare anche, facendo scendere per qualche istante sulla sala un velo di commozione, Maurizio Bulzoni, che purtroppo ci ha lasciati all’inizio dell’anno. Padre del già citato Valerio Bulzoni e a sua volta grande appassionato di musica, accompagnava spesso la band nelle sue scorribande presso i più rinomati locali per la musica dal vivo della capitale. Noialtri però, che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo di persona da prima, lo ricordiamo anche quale stimato docente e raffinato cultore delle materie umanistiche…
Ma anche come persona molto spiritosa. Per cui, invece di far ristagnare i pensieri intorno alla sua perdita, pur dolorosa, preferiamo farci cullare dall’idea che anche stavolta avrebbe assai gradito le scelte che The Beatleg hanno fatto sul palco, eseguendo in maniera spumeggiante, filologicamente corretta e divertita un gran numero di brani. Centrando inoltre, “nota del redattore”, alcune delle canzoni preferite da chi scrive, dalla malinconica “While My Guitar Gently Weeps” all’incalzante “Back to the U.S.S.R”.

PS: Le immagini del palco in preparazione e della band presenti nell’articolo sono di precedenti concerti, avvenuti sempre a Roma

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