Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 20 giugno 2023
Lunghezza stampa: 224 pagine
Trama: Sono gli ultimi giorni dell’Expo, e Milano galleggia in un inedito silenzio quando in pieno centro viene ritrovato il cadavere di un avvocato dalla dubbia reputazione. Ad arrivare sul posto è la giovane Camilla Farina, ispettore di polizia, che in quel freddo omicidio vede l’occasione per dimostrare il proprio talento. Il caso, però, viene affidato a uno strano commissario, Luca Botero. Basette a metà guancia, trench e Church’s ai piedi, l’Amish – come viene chiamato da tutti – pare più adatto a un revival anni Settanta che per risolvere un delitto. A Botero bastano pochi minuti per dimostrare il solito formidabile acume investigativo: grazie a una combinazione di intuito, spirito di osservazione e memoria enciclopedica, legge tra le righe della scena del crimine meglio della Scientifica. Era in fondo quello che sperava il questore: quando la moderna tecnologia diventa inutile, quando il mistero rasenta l’impossibile, Botero e il suo approccio tutto logica e deduzione si sono dimostrati sempre risolutivi. Camilla viene aggregata alla squadra dell’Amish, variopinta e allergica alla modernità quanto il suo capo, e precipita tra fax, archivi cartacei e telefoni di bachelite, ma anche nel mistero che nasconde lo stesso Botero, la cui ossessione per il passato non è una posa, ma la conseguenza di un caso tutt’altro che chiuso.
Paolo Roversi ci racconta un giallo con tecniche investigative efficaci ma per niente tecnologiche messe in atto da un personaggio dai modi di fare anticonvenzionali (in epoca moderna) ma efficaci che fanno la differenza tra un bravo investigatore che usa tutte le “armi” a sua disposizione per risolvere un caso, e un tecnico armato solo di tecnologia.
Le “armi” a disposizione del commissario Botero detto l’Amish sono intuito, deduzione, memoria eidetica, e un archivio cartaceo pressoché infinito, e naturalmente una profonda avversione per qualsiasi tipo di tecnologia successiva agli anni ’70 (di cui il soprannome) dovuta ad un trauma da cui è miracolosamente sopravvissuto.
La trama non è apparentemente toppo complicata, e la soluzione sembra a portata di mano ma non per il nostro protagonista che come sempre ci dimostra che saper osservare e poi ricomporre le tessere del puzzle investigativo senza l’ausilio della tecnologia è sempre possibile; certo, occorrono doti deduttive fuori dal comune, una memoria formidabile nonché una conoscenza di prima mano dei fatti pregressi, dei colleghi comprensivi e capaci, e forse un po’ più di tempo, ma alla fine la soluzione inesorabilmente arriva.
La scrittura è fluida e coinvolgente, e la narrazione è intrigante e scorre senza intoppi né tempi morti.
La storia sentimentale (se così si può dire) con la rivalità sottile delle due colleghe che si contendono le attenzioni dell’Amish, o che perlomeno ci provano, visto che lui non è interessato a quel tipo di relazione, dà un pizzico di umanità in più al personaggio, ed è un piacevole diversivo che fa da contorno alla storia poliziesca.
Nel complesso è una bella storia, ben architettata, ben scritta e con personaggi credibili seppur fuori dal comune ma umani al punto giusto.
