IL BUNKER DI SORATTE

A Sant’Oreste, a due passi da Roma sorge un complesso incredibile che vale la pena di visitare, perché oltre ad essere un’opera architettonica e ingegneristica decisamente fuori dal comune sia per la grandezza della struttura stessa che per gli accorgimenti di bioingegneria che per i vari usi di destinazione del sito e non per ultimo per le leggende che vi aleggiano intorno, è un sito che vale la pena visitare perchè rappresenta un pezzo di storia del nostro Paese.

Il sito in questione è il Bunker antiaereo del monte Soratte, voluto da Mussolini durante la seconda guerra mondiale per poter salvare la classe dirigente al potere sotto il suo regime.

Il sito del bunker era stato accuratamente selezionato per le sue caratteristiche: dista dalla Capitale a circa un’ora di macchina, è all’interno di un monte, il Soratte appunto; che all’occorrenza protegge da bombardamenti e radiazioni, e inizialmente era denominato “Officine Breda” perché l’opinione pubblica dell’epoca non doveva sapere che era in costruzione un bunker atto a proteggere solo la ristretta cerchia di eletti a capo del governo a discapito del resto della popolazione.

Una volta terminata la struttura, il sito è pronto all’uso, ma rimane temporaneamente vuoto, fino a che non viene occupato arbitrariamente dai nazisti che necessitano di una nuova base aerea perchè quella di Frascati è stata bombardata.

Ma come facevano i nazisti a sapere dell’esistenza della struttura? Durante una cena con gli ufficiali tedeschi Mussolini si era vantato del rifugio antiaereo che stava costruendo in segreto, e ovviamente i tedeschi hanno approfittato dell’informazione appropriandosi senza tanti complimenti del bunker a proprio uso e beneficio.

All’interno della struttura vi erano saloni per i ricevimenti, camere da letto e uffici, e per dare l’idea di trovarsi all’esterno in una normale caserma, alcuni ambienti erano dotati di finestre con tendaggi; era un’espediente psicologico per ingannare la mente e fingere di non trovarsi nel ventre di una montagna circondati da cemento e roccia.

Il bunker è veramente un gioiello di ingegneria bellica dell’epoca, aveva canali per le acque reflue, condotti per il ricambio dell’aria, impianto elettrico per l’illuminazione e il tutto era strutturato in modo da poter essere ispezionabile e riparabile senza problemi attraverso cunicoli gallerie.

Ma si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, quindi il bunker viene scoperto e quindi bombardato dagli alleati, ma il paese di Sant’Oreste viene miracolosamente risparmiato dalle bombe; in realtà la soffiata dell’esistenza del bunker pare che sia stata opera di una spia americana, infiltratasi abilmente all’interno della struttura nazista fingendosi il matto del paese, quindi innocuo agli occhi dei tedeschi, ma gran lavoratore per cui aveva accesso anche ad aree solitamente interdette ai non addetti ai lavori; pare che per riconoscenza verso i paesani sia stato lui stesso a chiedere che venisse risparmiato il paese.

Il bombardamento purtroppo non annienta i tedeschi, ma provoca solo poche perdite, in compenso però viene lasciato libero il bunker non senza prima renderlo inutilizzabile da chiunque altro, distruggendo e incendiando il più possibile il sito.

E qui nasce la leggenda che all’interno delle gallerie (alcune ancora inaccessibili) sia sepolto il tesoro dei nazisti in lingotti d’oro. Ovviamente nessuno ha mai trovato traccia di tale tesoro sepolto anche se nei decenni più di qualcuno si è avventurato in quei tunnel alla ricerca spasmodica dei lingotti d’oro dei nazisti.

Il bunker negli anni 60 è stato restaurato in parte dalla NATO ed è stato predisposto come rifugio antiatomico per il Presidente della Repubblica Italiana e i suoi più stretti collaboratori, e tra le tante stanze è provvisto anche di una “war room” con tanto di tabellone illuminato per seguire e registrare in tempo reale gli spostamenti dei battaglioni in azione; non esisteva ancora la moderna tecnologia informatica per cui gli aggiornamenti venivano effettuati manualmente in tempo reale da appositi addetti che operavano direttamente al tabellone dal retro scrivendo al contrario e spostando i marcatori sul tabellone in modo da essere visibili a chi doveva consultare il tabellone di fronte, ossia le alte cariche militari che avrebbero gestito le operazioni militari. Il tabellone era una sorta di gigantesco risiko, se mi passate il paragone.

Attualmente della manutenzione del bunker se ne occupa un’associazione di volontari che organizza visite guidate al sito spiegando durante la visita la storia che si cela dietro quest’opera e anche le varie curiosità legate al sito.

La visita inizia in una prima sala dove ci si siede comodamente sulle casse di munizioni del ventennio fascista, si ammirano i manufatti bellici esposti e si ascoltano le prime storie legate al sito…. E ci si acclimata, perché la temperatura interna man mano che si entra nel ventre della montagna, cala sensibilmente rispetto alla temperatura esterna per cui è opportuno attrezzarsi almeno di una felpa o di un giubbino, e la visita che dura circa un’ora è come un tuffo nel passato, dove all’occorrenza per orientarsi al buio erano predisposte scritte forforescenti sulle pareti delle gallerie, dove la differenza tra la vita e la morte poteva essere legata ad un alito di vento o alla sua mancanza.

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