Majonezë, il giallo oro della ribellione

Il cortometraggio di Giulia Grandinetti continua il suo viaggio ed approda ad Ostia

Dalla sua uscita in anteprima mondiale ad ottobre 2024 nella sezione Short Film Days di Alice nella Città, nel quadro della Festa del Cinema di Roma, il cortometraggio di Giulia Grandinetti, Majonezë, ha fatto tanta strada: ha vinto il premio come Miglior Cortometraggio nella sezione Onde Corte, è stato in concorso a numerosi festival di cinema, è stato finanche tra i finalisti ai David di Donatello 2025. Dopo averlo inseguito e mancato in questi mesi, siamo riusciti finalmente ad assistere alla sua proiezione nella serata conclusiva della prima edizione di Ostia IN Corto – Short FIlm Fest, nuovo festival di cortometraggi, la cui direzione artistica è curata da Alberto De Angelis e Cristina Borsatti, che si è svolto dal 24 al 27 luglio presso l’Arena del Porto Turistico di Roma.

Majonezë, girato in un raffinato bianco e nero che si tinge di un luminoso giallo quando la protagonista rompe la continuità di una vita già segnata con un atto di ribellione, è ambientato in Albania, ma la storia potrebbe svolgersi ovunque imperi la cultura patriarcale; la scelta della Grandinetti permette alla regista di ‘ampliare il raggio d’azione’, esplorando il complesso tessuto sociale dei territori balcanici e raccontando una storia di incomunicabilità finanche linguistica. Elyria, giovane ragazza albanese, è schiacciata dalla dura oppressione familiare e sociale che la vuole sottomessa alla volontà paterna, eppure ha in sé un forte desiderio di libertà e la scintilla della ribellione, che estrinseca tanto in piccoli gesti quotidiani come nella sua relazione con Goran, giovane serbo. L’incomunicabilità tra i due uomini è quella tra due mondi separati dalla storia, dalla cultura oltre che dalla lingua; ed è il cuore del confronto/duello per il possesso di Elyria. Ma quando la scelta tra obbedire al padre e sposare l’uomo scelto da lui o ribellarsi e seguire il ragazzo amato diventa obbligata, Elyria sceglierà se stessa.

Avevamo già incontrato la cinematografia originale di Giulia Grandinetti nel 2021 a Videocorto Nettuno, dove la regista ha vinto il premio Videocorto d’Argento (ed altri riconoscimenti) con il distopico Guinea Pig, scritto e diretto a quattro mani con Andrea Benjamin Manenti, e ci aveva colpito proprio per la sua freschezza, originalità e chiarezza registica. Oggi, con Majonezë, la Grandinetti mostra un tocco autoriale ben definito, preciso eppure eccentrico, mentre dipinge un mondo immobile con un elegante bianco e nero che improvvisamente si anima con tocchi di colore dai toni quasi fumettistici; al contempo, tra silenzi e dialoghi scarni, riesce a descrivere con intensità i sentimenti che ardono sotto la cenere della protagonista, una giovane e bravissima Caterina Bagnulo. Accanto a lei, notevoli anche Alessandro Egger nel ruolo di Goran e Julian Jashar in quello del padre; se il primo è un attore italo-serbo, l’altro è una vera scoperta della regista, scelto in un casting di strada tra gli abitanti di Ersekë, dove è ambientato ed è stato girato il cortometraggio. Da notare infatti, che a parte la Bagnulo, Egger e Sean Cubito, il cast è interamente formato da attori non professionisti, tutti albanesi autoctoni di Ersekë, piccolo villaggio sospeso tra la neve e il silenzio. Un silenzio che la Grandinetti spezza con la voce di Elyria.

Michela Aloisi

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