“Riverbero” di Enrico Iannaccone a Indiecinema Film Festival

In programma al Circolo ARCI Arcobaleno, giovedì 25 settembre (ore21), la proiezione del film selezionato per il Concorso Lungometraggi dell’autarchica kermesse.

Il 25 settembre torna anche, alle 21, il Concorso Lungometraggi di Indiecinema Film festival, particolarmente ricco in questa edizione di opere originali e coraggiose dal punto di vista stilistico e della forma. Tra queste vi è per l’appunto Riverbero di Enrico Iannaccone, riproposto per l’occasione dal Circolo ARCI Arcobaleno (Via Pullino.1) a quasi un anno di distanza dalla storica premiere al Cinema delle Provincie, dove il 5 ottobre venne proiettato alla presenza del cast, dell’autore e del critico cinematografico Antonio Cuomo, che moderò quella volta l’incontro col pubblico.

Girato in soli nove giorni con un iPhone 14 Pro da Enrico Iannaccone, già autore di altri lunghi ma celebrato soprattutto per i suoi cortometraggi, tra i quali spicca L’esecuzione vincitore del David di Donatello nel 2013, Riverbero si configura quale teorema sulla percezione visiva fatto di reminiscenze e di stati allucinatori, di ellissi e di presenze estremamente materiche, di introspezione e di minacciosa fisicità; nonché di quei sogni, aspirazioni e incubi, attribuiti ai due protagonisti, che appaiono sovente relegati a un fuori campo evocato da scelte formali sempre molto precise, accurate.

Ecco comunque il programma della serata e la scheda del lungometraggio.

Riverbero di Enrico Iannaccone (Italia 2024, 61 minuti)

Protagonisti dello scheletrico plot (che lascia però intravvedere in filigrana un virtuale “storytelling” dolente e stratificato) sono un ragazzo in procinto di perdere la vista (e di compiere, quasi conseguentemente, atti estremi), in quanto sofferente di maculopatia degenerativa, ed una giovane madre allo sbando salvata dal primo al termine di una selvaggia aggressione in strada. Insomma, due esistenze borderline, fragili e disperate, unite da quella sfuggente linea narrativa che saprà offrire loro un oltremodo precario senso di condivisione e di resilienza.

Valida è senz’altro la scelta degli interpreti principali. A partire naturalmente da Renato De Simone, attore campano che viene dal teatro, la cui andatura dinoccolata conferisce assieme allo sguardo spiritato, reso ancor più inquietante dall’ingombrante montatura degli occhiali, un piglio inconfondibile e una nevrosi costante. Quasi altrettanto impulsiva, nevrotica, stralunata, la recitazione di Anna Carla Broeg, dotata pure lei di una forte presenza scenica. Entrambi però sono anche ideali “marionette” di quel gioco più grande di loro, tendenzialmente psicomagico, orchestrato da una regia che attraverso il loro incontro intende suggerire, sfumando tutto ciò in inserti quasi subliminali e sequenze dichiaratamente oniriche, un continuo sovrapporsi di conflitti irrisolti, paure, desideri di fuga, conturbanti assenze. E la velocità stessa del film muta di conseguenza, alternando rapidi montaggi di scene pressoché psichedeliche e sequenze più contemplative, “stagnanti”, persino un po’ ossessive come quell’interminabile camera car che racchiude in fondo la scelta eticamente più rilevante del protagonista maschile.

(Dalla rivista online CineClandestino)

Ingresso alla serata: sottoscrizione 4 Euro + tessera ARCI

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