“Brividi d’autore” di Pierfrancesco Campanella

Finalmente in sala il labirintico, sanguigno lungometraggio, già premiato come “miglior giallo” al Bloody Festival Roma 2022

Lo avevamo già incrociato nel 2022 al Bloody Festival Roma, dove ha anche vinto il premio come Miglior Giallo. Ma di presenze festivaliere (l’Ischia Global Film Festival, ad esempio, organizzato da Pascal Vicedomini) e riconoscimenti (“miglior thriller“ e “miglior regia” all’Hollywood Blood Horror Festival) ne ha collezionati diversi altri, il labirintico e divertito omaggio al cinema di genere del veterano Pierfrancesco Campanella. Un’accoglienza calorosa da parte degli appassionati e degli addetti ai lavori, quindi, per un prodotto cinematografico che indubbiamente merita, in quanto godibile, ricco di idee e scritto con apprezzabile (auto)ironia. Ci ha fatto perciò particolarmente piacere che Brividi d’autore sia approdato anche alla canonica (seppur sempre più difficile da gestire, nel panorama odierno) distribuzione in sala, a partire dal 15 giugno 2023.

Cinema che omaggia il grande cinema del passato, senza rinunciare però a offrire il proprio punto di vista sullo scombiccherato presente che il mondo dello spettacolo sta vivendo. Ahinoi. “Ha da passà ‘a nuttata”. Questo è quanto di sfizioso, arguto e sanguigno troverà l’amante dell’horror e del giallo, quando si confronterà con tale opera sul grande schermo o attraverso altri canali. Piccoli brividi, brevi storie intrise di sangue e di suspense (per quanto generalmente orientate verso una chiave grottesca, “ludica”, nonostante la morale così spesso sulfurea), che da un lato omaggiano la florida tradizione del film di genere a episodi, dall’altro vanno a incastonarsi come in un diadema nella particolare cornice meta-cinematografica studiata per l’occasione.
Siamo infatti portati a pensare che le location diano già un’impronta forte, determinante a certi filoni. Qua ne abbiamo poi una veramente d’eccezione. Molte scene del film sono state infatti girate presso l’hotel “Ospite Inatteso” a Montalto di Castro, dove soggiornava il grande produttore cinematografico Alfredo Bini, che tanto incise nella Storia del cinema italiano e che in seguito ha pensato bene di lasciare in eredità cimeli e ricordi dei capolavori che lui stesso contribuì a realizzare proprio all’albergo, trasformato così in una sorta di “museo della Settima arte”. Non solo! I singoli episodi e la già menzionata cornice che costituiscono il lungometraggio sono spesso intervallati da emblematici spezzoni delle pellicole di Ferreri. Scelta tutt’altro che casuale: il complicato (per usare un eufemismo) rapporto tra i sessi è anche uno dei temi maggiormente in evidenza, nel sardonico Brividi d’autore, laddove l’impronta meta-cinematografica è data anche dal fatto che la protagonista (interpretata con una classe d’altri tempi da Maria Grazia Cucinotta) è una cineasta non più alle prime armi apparentemente in lotta con l’universo maschile, ma ancor più con i meccanismi cinici e squallidi che sembrano regolare oggi il mondo dello spettacolo.

Maria Grazia Cucinotta con Sebastiano Somma

Eleggendola quasi a suo alter ego, Pierfrancesco Campanella le affida idealmente il compito di scardinare tali convenzioni e brutte abitudini. Del resto, come in un ardito gioco di scatole cinesi, le storielle morbose, sadiche, macabre di cui si compone il film vengono presentate proprio come sceneggiature che la protagonista è solita mandare a produttori diffidenti, come quello interpretato da uno scaltro, luciferino Franco Oppini. Oltre a loro, tutto il folto e variegato cast all’interno del quale spiccano Adolfo Margiotta, Francesca Nunzi, Luciana Frazzetto, Nicholas Gallo, Emy Bergamo, Gioia Scola e Chiara Campanella, per non parlare di un cameo prestigioso come quello di Sebastiano Somma, contribuisce ad assicurare il timbro giusto ai terrificanti episodi, puntualmente valorizzati dalla fotografia di Francesco Ciccone e dal montaggio agile, impertinente di Francesco Tellico. Tirando le somme, davvero gagliardo il ritorno alla regia di un Campanella votato a rileggere i generi con ironia, ribadendo al contempo la propria capacità di valorizzare ciascun interprete, come pure l’importanza delle maestranze e dell’intero comparto tecnico.

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