LA PAZZA DI CHAILLOT

Un sorprendente, arguto testo di Jean Giraudoux, portato da Metis Teatro nella così vivace cornice di Villa Lazzaroni

Metis Teatro presenta:
LA PAZZA DI CHAILLOT di Jean Giraudoux
Lunedì 19 giugno 2023 ore 21
Presso il Teatro Villa Lazzaroni
(NOVECENTO: rassegna di studi spettacolo sulla drammaturgia del ‘900)

Con Raffaele Albano, Jeanne Anglars, Christian Buda, Gaia Ciccone, Francesca Colonna, Michela Fortuna, Maria Giaccio, Gianluca Marolda, Matteo Mortella, Paola Pieravanti, Giulia Savelloni, Roberto Serini, Rosaria Viola ed Elisabetta Zeppieri
Regia: Alessia Oteri
Assistenti alla regia: Francesca Colonna e Giulia Savelloni

Intro: Presidenti, Baroni, Speculatori e Prospettori minacciano l’ecosistema e la dignità degli abitanti del centrale ed elegante quartiere parigino di Chaillot con sistemi brutali e fin troppo contemporanei di saccheggio. Riusciranno le Pazze parigine, al comando della carismatica e pasionaria Pazza di Chaillot, e i loro sodali a fermare l’occulta Società mondiale che minaccia la Ville Lumière?

Corsi e ricorsi storici. Essendoci di mezzo Metis Teatro, che all’incirca un anno fa ci aveva fatto conoscere la variegata produzione del rumeno Matei Vișniec, l’incipit dello spettacolo messo in scena a giugno presso il Teatro Villa Lazzaroni ha generato in noi un curioso, fecondo cortocircuito. In primis a livello scenografico. Il palco de La pazza di Chaillot, addobbato a simulare una sorta di bar o di bistrot transalpino coi suoi eccentrici frequentatori, ci ha in sostanza ricordato certe ambientazioni del romanzo recentemente pubblicato dall’autore rumeno, Sindrome da panico nella Città dei Lumi. Somiglianze tutto sommato epidermiche, visto il differente evolversi dell’intreccio. Analoga però ci è parsa la spinta a trasfigurare, in qualche modo, l’aura mitica della capitale francese, rendendola il palcoscenico ideale di accesi contrasti tra il piano del sogno e la sovente cruda realtà.

Nel riadattare un testo (uscito postumo nel 1945) dello scrittore, nonché valente commediografo Jean Giraudoux, penna tanto arguta e prolifica quanto ben inserita nelle tensioni sociali e nelle diatribe culturali sviluppatesi in Francia tra le due guerre, la regista Alessia Oteri e i suoi mediamente giovanissimi interpreti hanno saputo decodificare bene la modernità dell’opera. Una conturbante modernità, forse più evidente se rapportata all’Europa di quegli anni, rimasta così a lungo in bilico sull’abisso, ma palpabile a livello di contrapposizioni dialettiche anche negli scenari sociali e geopolitici del presente.
Volendo assicurare forma più concreta a tale visione, cominciamo col dire che in scena si fronteggiano, a ritmi di vaudeville, personaggi che incarnano ideali antitetici: da un lato, con il loro incedere trasognato e vitale, reclamano attenzione quelle figure (spesso femminili), che della Francia rappresentano l’anima più popolare, onesta, artistica, intellettualmente libera; mentre a tessere trame oscure, volte allo sfruttamento indiscriminato degli altri e potenzialmente alla guerra, sono invece gli emissari di cupe lobby finanziarie e di altri poteri forti.

Questa così attuale contrapposizione tra ideali di vita più sani – per quanto messi a rischio dalla prepotenza altrui – e vessazione politica, economica, si riflette sul palco in quella sarabanda indiavolata, cui i protagonisti danno vita attraverso ingegnosi piani accompagnati anche da divertenti, irriverenti siparietti musicali. Tutto, volendo, in sintonia con le produzioni targate Metis Teatro, che sanno approcciare testi decisamente impegnativi (qui la ricercatezza del linguaggio è, a tratti, un elemento non poco ostico) aggrappandosi però a una leggerezza di fondo, data dalla musicalità stessa dei movimenti scenici, dei dialoghi e di quelle coloriture pop, mai peraltro debordanti o posticce.

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