Buon Compleanno Otar!

Con proiezione di Chant d'Hiver, alla Casa del Cinema


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Il 2 febbraio Otar Ioseliani avrebbe compiuto 90 anni.
Invece di piangere la perdita di uno dei più grandi autori del cinema internazionale abbiamo deciso di celebrare, insieme alla famiglia, ai registi, ai critici e agli amici che più lo hanno amato, la sua grandezza e la sua sconfinata ironia. Lo faremo attraverso la proiezione del suo ultimo film Chant d’Hiver (2015), che vede tra i suoi protagonisti Enrico Ghezzi in un’inedita performance attoriale.
Gaumargios! გაუმარჯოს!
Brigate Ioseliani
Luciano Barcaroli, Carlo Shalom Hintermann, Daniele Villa Zorn
Evento realizzato in collaborazione con
Casa del Cinema – Largo Marcello Mastroianni 1
Roma, 2 Febbraio 2024 ore 20.00

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Chant d’Hiver (2015) 117’, VO con sottotitoli italiani
Sinossi:
Alcune somiglianze sono inquietanti. Quella tra un visconte ghigliottinato, con la pipa in bocca, durante il Terrore; un cappellano dell’esercito con il petto tatuato come un gangster, che battezzava in massa soldati, saccheggiatori e stupratori; un barbone parigino schiacciato da un rullo compressore; e un concierge altamente istruito – ma allo stesso tempo trafficante d’armi – di un palazzo di lusso. Quasi tutti i personaggi del film si incontrano proprio in quell’edificio, tranne, naturalmente, i senzatetto, che vengono portati via dalla polizia da un luogo all’altro. Eppure, in mezzo a tutto questo caos, ci sono spazi di sogno, storie d’amore e amicizie solide che forse ci permettono di sperare che il domani sarà migliore di oggi.

Note di regia

“Quando si mira a rendere gli esseri umani buoni e saggi, liberi, moderati e generosi, si è inevitabilmente portati a voler uccidere ognuno di loro”. Robespierre credeva nella virtù; ha introdotto il Terrore. Marat credeva nella giustizia; decretò che 200.000 teste dovevano rotolare”.
Anatole France


Voglio incastonare in questo film tutte le inezie che mi incantano: l’ottimismo dei ricchi che sperperano la loro vita in tanti inganni, intrighi, doppiezze e corruzione per acquisire i loro patetici beni, dimenticando che nulla dura per sempre e che tutto crolla; i sogni di prosperità futura dei poveri – ahimè, se mai dovessero avere la sfortuna di essere ricchi, sarebbero condannati all’infelicità di coloro che invidiano. Giochiamo con questo paradosso. Nessuno sarà realmente buono se non praticherà il bene senza peccare. E le signore… che si rifiutano di vedere il senso delle cose, che fanno la loro vita senza rendersi conto di dove tutto questo le porterà. Faccio cadere un funzionario del governo nel pantano. Certo, è sempre stato lì, ma mi piace farcelo rimanere per sempre. Forse avrà un’intuizione improvvisa e sussurrerà docilmente: “Eureka!” È uno di noi.
Otar Ioseliani

Cast
RUFUS; Amiran AMIRANASHVILI; Milé STEVIC; Pierre ETAIX; Mathias JUNG; Mathieu AMALRIC; Enrico GHEZZI; Tony GATLIF.
Crew
Sceneggiatura e regia: OTAR IOSSELIANI; Fotografia: JULIE GRUNEBAUM; Montaggio: OTAR IOSSELIANI, EMMANUELLE LEGENDRE; Scenografia: DENIS CHAMPENOIS, VAJA JALAGHANIA; Costumi: MAÏRA RAMEDHAN-LEVI, ANNE KALATOZISVILI; Trucco: TINA ROVERE; Suono: ANNE LE CAMPION; Musiche originali: NICOLAS ZOURABICHVILI; Effetti speciali: KRAO; Aiuto regia: PAOLO TROTTA; Produzione esecutiva: MARTINE MARIGNAC; Organizzatore: CHRISTIAN LAMBERT; Produzione: MARTINE MARIGNAC – OTAR IOSSELIANI (Pastorale Productions – France); Co-produzione: JANA KARINE SARDLISHVILI (Studio 99 – Géorgie) – FRANCE – GEORGIA / 117’ / COLORE / 1.66 / 2015

Otar Ioseliani

Otar Ioseliani nasce il 2 febbraio 1934 a Tiblisi, in Georgia. Autore di un cinema profondamente etico, è stato osservatore impietoso, ma divertito, della natura umana. Nel solco della tradizione georgiana, per Ioseliani la vita degli uomini è una commedia da osservare da lontano nei suoi intrecci paradossali, in cui comunque tutto appare destinato a finire inevitabilmente in tragedia, con la nostra scomparsa da questo mondo. Per questo sembrerebbe necessario spendere questo breve arco temporale ‘alimentando il fuoco culturale con il legno della nostra esistenza’, dove per cultura si intende per estensione anche quella del saper vivere insieme, fraterni e liberi su questa terra. Formatosi al VGIK di Mosca, allievo di Dovzenko, ha iniziato il suo percorso autoriale nel segno di un’arte apolitica – ma profondamente politica in senso godardiano: non ‘fare cinema politico, ma politicamente cinema’ – in una scena come quello sovietica in cui schierarsi sembrava inevitabile. Censurato e osteggiato proprio per questo in passato, il suo cinema si è sempre rivelato scomodo per ogni genere di autorità, anche quando la censura politica sovietica è stata via via sostituita da quella economica occidentale, dominata dal profitto, nella Francia in cui si era trasferito sin dagli anni ’80. La grazia, la leggerezza, la profondità di opere-parabola come Aprile (1961), C’era una volta un merlo canterino (1970), Pastorale (1975), I favoriti della luna (1984), Un incendio visto da lontano (1989), Caccia alle Farfalle (1992), Briganti (1996), Addio Terraferma (1999), Lunedì mattina (2002), presentati e premiati ai festival di Berlino, Venezia e Cannes, li rende capolavori riconosciuti di un cinema raffinato, sottile e del tutto originale. Chant d’Hiver, presentato al festival di Locarno, che gli ha tributato anche il premio alla carriera, è il suo ultimo film, un vero e proprio canto in un’epoca in cui la musica è sempre più flebile.

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