Falvaterra Film Festival 2023: breve report della precedente edizione

Aspettando che inizi la terza edizione del festival di corti, abbiamo riesumato la nostra prima esperienza in Ciociaria

Tra il 21 e il 23 luglio si svolgerà a Falvaterra, in Ciociaria, l’edizione 2023 di un festival di cortometraggi che si sta facendo strada non soltanto per la qualità della programmazione, ma anche per la deliziosa cornice paesaggistica e umana che lo contraddistingue. Noi del quindicinale Sul Palco saremo nuovamente lì. Già, perché la vivace rassegna ciociara l’avevamo scoperta esattamente un anno fa, venendo a sapere per tempo della seconda edizione e piombando lì una sera, dopo aver rintracciato al volo per la notte un B&B miracolosamente a poche decine di metri dalla piazzetta dove si svolgono, formato arena estiva, le proiezioni.
E così, pescando a mani basse tra i ricordi, abbiamo voluto lanciare questa nuova edizione riesumando qualche memoria – cinefila e non – della sera di venerdì 29 luglio 2022, quando cominciammo a prendere confidenza con la cittadina e il suo festival.

Prima di parlare dei film, due parole sul contesto. Per quanto la piacevolezza della location eserciti, naturalmente, una notevole forza attrattiva, un piccolo festival nato da poco non potrebbe andare in porto se non ci fosse innanzitutto grande passione da parte di chi lo organizza, nonché un appoggio determinato da parte delle istituzioni. Lode quindi all’energica direzione artistica di Flavia Coffari, in primis, cinefila DOC capace di coniugare una conduzione spigliata delle serate e valide scelte di programmazione; ben supportata, in questo, dalle sodali dell’Associazione Women Art Future, il cui impegno per la crescita etica, qualitativa e organizzativa della neonata manifestazione cinematografica si è rivelato parimenti notevole. A monte, sul fronte istituzionale, c’è da dire che il Falvaterra Film Festival è stato fortemente voluto dal sindaco del paesino laziale, Francesco Piccirilli, sempre pronto ad intervenire nel corso delle intense serate che si svolgono presso il grazioso centro storico di Falvaterra, in prossimità della suggestiva cappella di San Rocco. Da antologia, per inciso, certi duetti da “stand up comedy” con una componente del suo staff, Assessore alla Cultura, non meno disinvolta di lui. Tutte esperienze che ricordiamo con affetto, al pari delle visite svolte durante il giorno, su tutte quella alle incredibili grotte della confinante Pastena.

Ma ora, finalmente, i film. Ossia i corti. Emozioni cinematografiche più piccole delle altre solo nella durata. E permetteteci di ribaltare ulteriormente le gerarchie, cominciando non dal concorso ma dalla parallela sezione “Made in Ciociaria“, che vista l’evidente limitazione territoriale per le selezioni avrebbe potuto configurarsi quale semplice omaggio all’area che ospita il festival, rivelandosi invece una fucina di idee e di approcci filmici tutt’altro che banali. Nella serata cui abbiamo partecipato di corti inerenti a tale sezione ne furono proiettati ben tre. Grossa sorpresa, ad esempio, per la presenza di un lavoro sperimentale come “When the snow will melt” di Losing Truth: visionario, lisergico viaggio nel complesso universo dei ricordi d’infanzia e di un passaggio del testimone tra generazioni, appena abbozzato vista l’impronta sostanzialmente anti-narrativa; ma capace, al contempo, di suggestionare nel profondo lo spettatore più sensibile a tali proposte, attraverso la bellezza di certi scenari naturali, le digressioni intimiste e un montaggio a dir poco ispirato.
Toni ben diversi in “Nessuna è Perfetta” di Isabella Weiss, piccante commedia degli equivoci con retroscena meta-cinematografico che colpisce nel segno per la simpatia degli interpreti, sfruttando bene come location il borgo di Maenza col suo Castello Baronale. Restando in Ciociaria, non possiamo però nanscondere la preferenza assoluta da noi accordata alla semplicità, all’approccio franco e diretto di Antonio Ianni, autore di “The Most Beautiful Rabbit”, filmato di appena tre minuti che oltre a essere un gesto d’amore nei confronti della propria famiglia, della “diversità” in senso lato e del co-protagonista il coniglietto Bunny, finisce col proporre qualche genuina riflessione (supportata da aforismi di autori come Orwell e Schopenhauer) sul rapporto tra uomo e regno animale.

E adesso il concorso! Tanti sarebbero i modi “ortodossi” per approcciarlo. Ad esempio rievocare nel nostro “report postumo” il palmares del 2022, con diversi lavori però che furono proiettati non quella sera ma la successiva: da “Venti minuti” di Daniele Esposito al tragico “Pappo e Bucco” di Antonio Losito, con Massimo Dapporto premiato quale miglior attore protagonista. Oppure si potrebbe passare in rassegna, singolarmente, soltanto i corti del 29 luglio, che qui invece ci limiteremo ad elencare: “La Napoli di mio padre” di Alessia Bottone; “Senza nome” di Gisella Gobbi; “451524” di Emma Cecala; “Endless River” di Edoardo Pera e “Revenge Room” di Diego Botta, uno dei quali se la memoria non ci inganna venne provvisoriamente “scambiato” per motivi tecnici con il delizioso “AnnaVespa” di Clelia Di Briggido, originariamente programmato per la serata successiva. Vogliamo concederci infatti un’ultima digressione, all’interno di questo rapsodico resoconto, menzionando un po’ più approfonditamente quello che ci ha lasciato impressioni più durature, profonde, tra i lavori testé menzionati: “Endless River”. Già insolito che una piccola produzione italiana tiri fuori divise, armi finte e dialoghi in inglese, per mettere in scena un tesissimo apologo sulla guerra. Le modalità scelte da Edoardo Pera, oltre a riservare nell’arco della narrazione qualche sorpresa di carattere “metafisico”, riescono a bilanciare la crudezza della situazione riguardante i tre soldati americani in avanscoperta usando quale contrappunto continuo, in modo struggente, la bellezza dell’ambiente naturale da loro attraversato. Cosa che con le dovute proporzioni non poteva non ricordarci la poetica di Malick o almeno una lontana eco del suo capolavoro, “La sottile linea rossa“.

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