UNA VITA PER LA MUSICA intervista al Maestro Davide Dellisanti

In collaborazione con Francesco Paniccia

Quando il talento e la passione s’incontrano, nasce la magia della musica 

Il Maestro Davide Dellisanti è una figura di spicco nel panorama musicale italiano ed internazionale.  Uno di quegli artisti che danno lustro al nostro paese e per cui ben vale il detto che il genio è per il 5% ispirazione e per il 95% traspirazione (sudore, fatica), vista la ricchezza della sua formazione artistica e l’intenso lavoro svolto sul campo della musica. Alle eccezionali qualità pianistiche e direttoriali egli unisce, infatti, un bagaglio culturale e conoscitivo della voce e dello strumento più unici che rari.

Davide Dellisanti si forma sotto la guida dei Maestri D. Panaro e E. Arciuli in pianoforte e in direzione d’orchestra con il Maestro Mariano Patti. Studia inoltre canto lirico, esperienza che oggi lo porta ad essere il pianista e assistente dei più grandi cantanti lirici come R. Gimenez, V. Terranova, I. Salazar, Aprile Millo, S. Bonfadelli, A. Morelli, G. Giacomini, Placido Domingo, N. Martinucci, M. Dragoni, M. Devia, J. Aragall, L. Canonici, V. Grigolo, E. Jaho, B. Praticò, inoltre con i direttori L. Bacalov, M. Arena, R. Boninge, Ennio Morricone e tanti altri. Tra gli incarichi più importanti è: Direttore artistico  del Festival Taormina Opera Stars del Teatro antico di Taormina, Direttore del Coro del Cairo Opera House e Vocal Coach, Direttore Musicale del Teatro di Fuerteventura (Isole Canarie) e korrepetitor al Teatro di Stato di Ankara (Turchia). 

Tra i riconoscimenti da lui ricevuti ricordiamo: il Premio Taras Pax, il Premio G. Paisiello, la Medaglia D’Oro “Maison des artistes” 2016 presso la Sapienza di Roma insieme al Maestro Ennio Morricone e il Premio del Presidente della Repubblica nel 2012.

Ha al suo attivo più di 1.500 concerti in Europa, Giappone, Cina, Corea, Africa, America, Egitto e Brasile.    Ha inoltre suonato per Il Presidente della Repubblica e per il Papa Francesco a S. Pietro in Roma nel 2017. 

Noi di Sul Palco lo abbiamo intervistato, trovandoci di fronte, non solo un grande artista, ma anche una persona dotata di una gentilezza d’altri tempi, un signore delle sette note permeato di quell’umiltá che è tipica dei grandi e di coloro che fanno le cose seriamente e a regola d’arte. Quella che ci ha reso è una testimonianza avvincente, intima, appassionata e a tratti toccante, del suo straordinario percorso al servizio della Musica.

S.P.  Maestro Dellisanti, puoi parlarci della tua formazione musicale e di come sei arrivato a sposare l’Opera Lirica come scelta di vita e di carriera ? Una scelta importante e tutt’altro che scontata, visto che il lavoro coi cantanti e con il relativo repertorio, unitamente a spiccate doti tecnico/artistiche, implica conoscenze specifiche, anni di studio ed un’estrema sensibilità di ascolto.

D.D. Ricordo che ero un bambino triste e malinconico, tutto quello che piaceva ai miei coetanei, a me non interessava. Un giorno ho visto una pianista suonare e in quel momento mi sono perdutamente innamorato del pianoforte e, conseguentemente, della musica.  Ho convinto i miei genitori a farmi intraprendere seriamente gli studi musicali, ma in una famiglia con quattro figli e uno stipendio minimo era pressoché impossibile, anche se i miei mi hanno sempre supportato e sostenuto al meglio delle loro possibilità. Agli inizi non potevo  certamente permettermi l’acquisto di un pianoforte e quindi  guardavo quotidianamente e con “desiderio” la vetrina di un negozio di pianoforti a Taranto. Un bel giorno mi sono fatto coraggio e sono entrato. Ricordo ancora il profumo del laboratorio di restauro… Era il mio mondo ed io ero il bambino piú felice del pianeta.  Il proprietario, Elio, capì subito che ero impossibilitato a comprare ciò che mi avrebbe facilitato il percorso pianistico, così mi propose di andare tutti i pomeriggi a fare il commesso nel suo negozio.  In cambio avrei potuto studiare su tutti i pianoforti che desideravo e, come se non bastasse, mi avrebbe  insegnato a restaurarne le meccaniche. Ho dimostrato da subito di avere un certo talento per la musica, o forse era la passione, non saprei, fatto sta che mi meravigliavo di me stesso.  Dopo pochi anni la mia maestra di allora, Daniela Panaro, mi ha preparato per l’esame di quinto anno e sono entrato in Conservatorio, con il massimo dei voti, a Matera. Quell’anno dovetti fermarmi perché fui chiamato a fare il militare. Ve lo immaginate voi un pianista in divisa a fare le guardie, lavare per terra camerate intere, e subire le umiliazioni di sottufficiali frustrati che, non comandando neanche a casa propria, sfogavano tutta la loro repressione su delle povere reclute? Finito il periodo della naja, ho chiesto il trasferimento, in Conservatorio, nella classe del grande Emanuele Arciuli, che e’ stato il mio maestro fino alla laurea.  Arciuli mi aveva sentito suonare un anno prima e, poiché ero emozionatissimo, lo feci così male che, dopo soli 3 minuti di esecuzione, mi chiese quale pezzo io stessi eseguendo… Era praticamente irriconoscibile… Di fatto mi sudavano e tremavano così tanto le mani che nemmeno io sapevo cosa stessi facendo.  Credo che al mio posto qualcun altro avrebbe mollato tutto, perché se un maestro di quella caratura ti dice una cosa del genere, non ha più senso continuare. Io, però, dopo aver passato giornate intere a piangere, pensando anche al fatto che con la mia famiglia avevamo dato tutto per questo sogno, ho avvertito in me una grande forza e una grande responsabilità. Da grande volevo fare il pianista e quella era stata solo una giornata “no”. Dopo un anno da quell’episodio, il Maestro Arciuli mi riascoltò, con tutt’altro risultato, e non gli sembrava possibile di avere di fronte a sé lo stesso ragazzo di allora. Da quel momento il mio percorso pianistico è sbocciato, la tecnica è corsa di pari passo alla musicalità, i risultati importanti non si sono fatti attendere e, ad oggi,  non mi sono mai più fermato. Avendo tanti amici cantanti lirici che mi chiedevano in continuazione di accompagnarli al pianoforte, ho scoperto il mio secondo grande amore: l’opera lirica. Un giorno accompagnai la mia amica Adele Nicoletti al Concorso “Rolando Nicolosi” di Taranto e lì, proprio in quel concorso, era presente il grande Rolando Nicolosi in persona il quale, dopo avermi ascoltato accompagnare al pianoforte, mi chiamò da parte e mi disse che, da quel momento, io avrei dovuto accompagnare tutti i concorrenti del suo concorso. Io replicai che non conoscevo il repertorio e lui mi rispose ridacchiando: “Nemmeno i cantanti, stai sereno”. Il Maestro, riconoscendomi una dote innata che non si impara, mi si rivolse con queste brevi, incisive parole: “Tu sai ascoltare”. E aggiunse: “Non sei un solista, sei nato per condividere ed alimentare. Sei nato per fare questo lavoro – mestiere. Studia il canto e diventerai uno dei piú ricercati pianisti in circolazione”.  Devo ammettere che ci aveva visto lungo e che oggi, a 43 anni suonati, sono stato il pianista e l’assistente dei più grandi cantanti della storia: N. Martinucci, G. Giacomini, K. Ricciarelli A. Millo,R. Gimenez, M. Dragoni, I. Salazar, P. Domingo, V. Terranova, J. Aragall e tantissimi altri.

S.P  Come vedi la situazione dell’Opera e della musica “colta” in Italia ? Quali i pregi e i difetti per te che hai costantemente modo di lavorare e relazionarti con tante realtà in giro per il mondo ? 

D.D. Purtroppo la situazione della musica classica e dell’Opera in particolare, nel nostro Paese non è delle migliori. In Italia lavorano sempre gli stessi cantanti e direttori poiché predominano i giri delle stesse agenzie. Una volta il lunedì i teatri erano aperti per le audizioni. Ora chiamano sempre la stessa agenzia  e questa gli procura tutto il cast… Povera Italia ! Un’altra cosa che non amo dei teatri d’opera italiani è l’importanza e l’autorità che vengono attribuite ai registi che, nel 90% dei casi, non hanno nemmeno studiato il libretto, mentre i cantanti che, ricordiamocelo, sono i veri protagonisti delle opere, oramai lavorano  solo per passione . E poi i direttori artistici vengono di fatto scelti dai partiti.  All’epoca di massimo splendore dell’Opera, i direttori dei Teatri e dei Conservatori erano  gente come  G. Verdi, V. Bellini, Ponchielli  ecc. Ora, a capo di molte di queste realtà, ci ritroviamo i parcheggiatori abusivi, i portaborse e chi più ne ha più ne metta. 

S.P.  Tu insegni in Conservatorio e imposti il tuo approccio alla didattica con grande responsabilità ed empatia. Quali sono per te le caratteristiche fondamentali che un bravo insegnante di musica dovrebbe avere ? 

D.D. Quest’anno ho la cattedra al Conservatorio Umberto Giordano di Foggia e insegno la mia materia: “Pratica dell’Accompagnamento Pianistico”.  Farlo è molto divertente e stimolante perché i pianisti scoprono come usare il pianoforte come “mezzo” per sostituire l’orchestra e non come “fine” e tanti di loro iniziano ad interessarsi all’opera lirica. Tutto questo per me è molto gratificante.

S.P.  Oltre ad essere un eccezionale musicista, sei attivo nella direzione artistica di importanti festival internazionali. Puoi dirci qualcosa in più in merito? La divulgazione e la promozione di eventi è linfa vitale per i popoli e per gli artisti. Quali le difficoltà e le soddisfazioni nel realizzare cartelloni e stagioni concertistiche di pregio in Italia e all’estero ? 

D.D.  Lavoro molto nei teatri all’estero (Ankara 6 mesi, Cairo 7 anni) come preparatore dei cast e del Coro per le opere italiane. Negli anni ho ricevuto diversi incarichi, uno dei più importanti è la direzione artistica del festival “Taormina Opera Stars” al Teatro Antico di Taormina, grazie al Presidente M. Gullotta che ha voluto scommettere su di me e, ancora oggi, il festival è in continua ascesa. Facciamo poche date, ma di alto livello. Nei miei festival unisco sempre la grande esperienza del cantante affermato all’ardore del giovane talento. Non a caso molti cantanti che oggi cantano nei principali enti lirici, hanno (da semi sconosciuti) debuttato nei miei festival.  

S.P. Sappiamo che hai una passione per i pianoforti, quelli antichi in particolare (nella tua collezione ci sono strumenti storici a dir poco eccezionali) e che sei un fine conoscitore degli aspetti meccanici dello strumento, cosa non comune tra i pianisti, specie quelli attuali. Ritieni che questo legame con la “sostanza” corporea dei “ferri del mestiere” aiuti anche ad affrontare meglio gli aspetti tecnici e interpretativi legati all’esecuzione? 

D.D. Quella dei pianoforti storici è una grande grande passione che si collega ai miei 15 anni di età. Posseggo 18 pianoforti a coda storici, delle stesse marche e dello stesso  periodo dei più grandi musicisti di allora (Pleyel, Erard, Broadwood, Steinway, Steingraeber ecc.). Li compro e molti lavori di restauro li eseguo io personalmente. Spesso, quando acquisto questi strumenti, non suonano nemmeno. Il miracolo avviene quando finisco di lavorare su una meccanica, assieme al mio amico e allievo Luca Vissani, inseriamo quest’ultima nel pianoforte, e sentiamo per la prima volta la sua voce. E’ qualcosa di troppo bello. Ogni pianoforte è unico, come noi . Io devo dire che così unico non sono perché ho un fratello gemello, ma non è un musicista, lui è “normale” (ride). 

Diciamo, poi, che ho un’altra grande passione: i miei due gatti Mimmo e Ninni, cui si è aggiunto Mauf che è invece il gatto del mio coinquilino, il bravissimo basso lirico Andrea Carcassi, che mi sopporta (ride). 

S.P.  A cosa ti stai dedicando in questo periodo e quali sono i tuoi prossimi, futuri impegni musicali? 

D.D. Molte belle cose, tra cui un concerto a Strasburgo a rappresentare l’opera lirica italiana, diversi recital come pianista del gruppo vocale DIV4S e un concerto presso il “Liceu di Barcellona” con una star del mondo operistico. Ringrazio la vostra sensibilità per avermi richiesto questa intervista e spero di non aver esagerato.

Ringraziamo il Maestro Dellisanti, che non ha assolutamente esagerato, ma che avremmo ascoltato assorti per giornate intere, di aver dedicato parte del suo tempo prezioso a beneficio di questa splendida chiacchierata.     Gli facciamo un grosso in bocca al lupo per il suo lavoro e per la sua missione di ambasciatore dell’arte musicale nel mondo. 

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