Bianco Profondo: un thriller familiare

Fili intrecciati a Villa Rocci che celano Verità scomode

Teatro Elettra
18 febbraio
Di: Antonella Antonelli, liberamente tratto da La Regola della Normalità di Oreste Di Salvo
Con: Antonella Antonelli, Maria Grazia Bordone, Maria Condrò, Oreste Di Salvo , Fabio Gagliardi, Emilia Guariglia, Vito Massimo Spedalieri
Regia: Massimiliano Milesi
Aiuto Regia ed Acting Coach: Antonella Antonelli

Intro: Cosa nasconde Villa Rocci? Cosa c’è all’interno di quelle mura? Riuscirà un Procuratore d’Oltralpe a srotolare tutti quei fili intrecciati? Riuscirà la verità ad emergere, e quale sarà il prezzo da pagare? Tante domande, nessuna risposta. Bianco Profondo è un thriller ambientato in una Famiglia dell’Alta Borghesia italiana. Non ci sono colpevoli e non ci sono vittime, tranne una: la Verità

A due passi dal Colosseo, il teatro Elettra è un piccolo bijou che spicca per la qualità degli spettacoli proposti; da quelli della stabile Compagnia TeatroDaViaggio, di cui Antonella Antonelli è il cuore pulsante, a quelli portati in scena da compagnie esterne, scelte con cura dal direttore artistico del teatro stesso.

Bianco Profondo fa parte del primo gruppo; scritta da Antonella Antonelli e diretta da Massimiliano Milesi, si avvale di ottimi comprimari a raccontare una storia agrodolce sui rapporti familiari e non solo.
È una commedia in due atti il cui fulcro è Marta, la padrona di casa di Villa Rocci (una strepitosa Antonella Antonelli) a confronto con un fratello pazzo, un figlio scopertosi gay, una nuora abbandonata, un maggiordomo rumeno non cosi estraneo alla famiglia, due amiche di vecchia data  e un marito (invisibile) fedifrago e defunto.

Una storia che nasce dal racconto breve La Regola della Normalità di Oreste Di Salvo (che interpreta anche il bizzarro maggiordomo della Transilvania) ma che la Antonelli sviluppa in modo egregio, donando profondità ai personaggi ma con un pizzico di ironia che diverte e alleggerisce i toni più amari. Dall’amica innamorata da sempre di suo marito, con cui lo divide consapevolmente da anni (Maria Grazia Bordone) a quella sottilmente invidiosa della sua ricchezza (la bravissima Emilia Guariglia), dalla nuora (Maria Condrò), che suo figlio abbandona insieme alla loro bambina per fuggire lontano, all’estero, con il suo amato, fino al maggiordomo che coltiva le rose e nutre un profondo affetto per Marta, ciascun personaggio ha una storia a sè, accennata eppure colta nell’intimo, evidenziata da una regia semplice ma efficace, che svela poco alla volta l’intreccio sino al colpo di scena finale.

‘Se gli uomini vengono da Marte, i gay sono lo scarto di Venere’, asserisce il figlio Lorenzo (Vito Massimo Spedalieri) , che con la famiglia ha un conto in sospeso; ma gli scarti sono le eccezioni, qualcosa di speciale e non di negativo. Così come lo è Edoardo, il fratello che alterna lucidità e pazzia senza soluzione di continuità (un bravissimo Fabio Gagliardi); e nel dipanarsi della storia, di cui la Antonelli tira le fila, scopriamo un’umanità nascosta sotto la maschera, solleviamo il velo su anni di menzogne per dare luce ad una verità scomoda ma irrinunciabile. Una luce bianca profonda come i fiori della serra di Villa Rocci.

Michela Aloisi

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