LA TOSCA ATTUALIZZATA DI VITTORIO ALIOTTA

Tre gloriose serate al Teatro Antigone di Roma

FLORIA – L’ALTRO AMORE – liberamente ispirato alla Tosca di Giacomo Puccini – adattamento e regia Vittorio Aliotta

Con Vittorio Aliotta, Cristina Capretti, Viola Creti, Daniele Di Viercio, Ezio Provaroni, Claudio Vitturini e l’amichevole partecipazione di Liana Pietropaolo

Consulenza musicale Fabrizio Aliotta

Fonica e luci Vesna Ilieska

Teatro Antigone. Roma, dal 19 al 21 maggio 2023

 

Dopo la doppia edizione di Violé, apprezzato adattamento in prosa teatrale della Traviata, l’ardita sfida registica di Vittorio Aliotta stavolta si è posta come obiettivo Tosca, il capolavoro pucciniano di inizio ‘900.

E partiamo proprio dalla collocazione cronologica, credibilmente ambientata nella Roma del “ventennio”.

Scarpia impersona il Capo della Polizia fascista, mentre Spoletta è lo squadrista pronto ad eseguire ogni ordine, dagli arresti alle torture.

Ma il “coupe de teatre” risiede nella rivisitazione in chiave arcobaleno della vicenda.

Mario Cavaradossi diventa Miriam Cavarzere, ebrea, dapprima resistente e poi sedotta dal corteggiamento di Tosca, sulle note di Io de’ sospiri, abilmente anticipato come preludio musicale e prologo della vicenda.

Una chiave audace, ma rispettosa dell’intreccio narrativo drammatico: amore, passione e anelito di libertà, contro l’arroganza del potere ed un sordido desiderio di carnale sopraffazione.

Nel cast, Cristina Capretti evoca in Tosca tutta la straziante intensità del Vissi d’arte, così come Viola Creti affida a Lucean le stelle il suo accorato e coinvolgente attaccamento alla vita.

Preziose le interpretazioni di Ezio Provaroni, nelle vesti di un sofferente evaso dal carcere, mentre Claudio Vitturini si cala perfettamente nel ruolo di un goloso e indolente Sacrestano.

Delicato il cameo di Liana Pietropaolo, nella soffusa ma vigile presenza della sorella del fuggitivo.

Daniele Di Viercio bagna il suo esordio sulle scene con un calibrato Spoletta, mentre Vittorio Aliotta, oltre a testi e regia, firma anche la figura realisticamente odiosa di Scarpia.

Molto apprezzate le scene e il disegno luci dello stesso regista, spesso caratterizzato da tremolanti fiamme di vere candele, sia in Chiesa che nei suggestivi istanti dell’accoltellamento, fino all’epilogo sul tetto di Castel Sant’Angelo, scenicamente dominato dall’immagine della statua di San Michele Arcangelo.

In conclusione, cosa dire? Se Vittorio Aliotta ci ha preso gusto, gli rivolgiamo un atteso e benaugurante: “Non c’è due, senza tre!”

Giancarlo Marmitta

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