Dimmi ciò che vuoi

L’eccentrica commedia di Anna Fraioli andata in scena, il 13 gennaio, al Teatro Tordinona

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La Bottega dell’Attore presenta
Dimmi ciò che vuoi”
(una commedia sentimentalmente scorretta)

Regia e sceneggiatura di Anna Fraioli
Con Noemi Antonini, Francesca Grande, Wanda Orlando, Ilaria Pierandrei, Martina Sbarra e Marco Tavani
Foto di Paolo Pio Bevilacqua

Non è certo la prima volta che seguiamo a teatro le scorribande de La Bottega dell’Attore, orchestrate con polso sicuro da Anna Fraioli. Fanno fede spettacoli come Alle porte del sole andato in scena al Teatro Ghione o A lume di candela rappresentato invece al Teatro Marconi. Rispetto alle precedenti uscite, la compagnia qui pare aver conservato analoga freschezza nel dar vita a una frizzante galleria di personaggi piacevolmente sfacciati, sopra le righe, modificando però parzialmente la rotta rispetto a certi aspetti drammaturgici. Per farla breve: se in passato avevamo assistito a rappresentazioni corali in cui le presenze maschili e femminili erano più o meno bilanciate, a livello numerico, in Dimmi ciò che vuoi (andata in scena il 13 gennaio 2024 al Teatro Tordinona) assistiamo invece a una pièce in cui un solo personaggio maschile deve tener testa a una pletora di femmine scatenate. Donne e in un certo senso “Baccanti” moderne, talora un po’ stralunate, di sicuro inviperite per l’atteggiamento dell’uomo in questione, disposte comunque a tirare fuori il loro lato più ferino e sensuale, pur di farla pagare a un maschio alpha che ha tirato un po’ troppo la corda.

Semplificata così, la trama potrebbe far pensare all’ennesima commedia indirizzata pedissequamente verso gli attriti tra universo maschile e femminile, in un’Italia dove sempre più stancamente si tende a far rientrare ogni fatto di cronaca in categorie di pensiero stantie già sul nascere, modaiole, abilmente cavalcate dai media, quale può essere il cosiddetto “patriarcato”. Eppure l’impressione è che si vada in tutt’altra direzione. Il personaggio maschile, docente universitario e aspirante Casanova interpretato con molteplici sfumature dal bravo Marco Tavani, pare più che altro un moderno Mago di Oz, abile a mistificare ogni cosa (e ad approfittare della propria posizione sociale) pur di sedurre quelle giovani donne, quasi annoiate in realtà dal suo continuo atteggiarsi. Un po’ come certi uomini politici e “influencer” di oggi, abituati da tempo a rovistare sul fondo del barile alla ricerca di nuove tendenze e di sempreverdi cliché, utili magari a irretire masse in parte anestetizzate, catatoniche, ma che cominciano comunque a sbuffare di fronte alla ripetitività di certi affabulatori. Un po’ come le ragazze coinvolte in tale rappresentazione tendono a reagire, dopo aver fatto cadere il maldestro seduttore nella loro sfrontatissima imboscata, allorché da parte di questi esce fuori l’ennesima frase fatta.

Il gioco (e il motore stesso della commedia) consiste quindi nel piano elaborato da quattro ragazze, iscritte a una terapia di gruppo proprio per problemi legati al rapporto col partner o comunque con l’altro sesso, per vendicare l’affronto subito dalla loro psicoterapeuta, la quale dopo averle spinte in tutti i modi a recuperare l’autostima e le motivazioni perdute ha scoperto di fronte alle proprie pazienti, un po’ per caso e grazie a un cellulare lasciato incustodito, i ripetuti tradimenti del suo compagno di vita. A margine si può avvertire anche un sottotesto decisamente ironico, nei confronti della reale portata di studi psicologici e psicanalitici, impossibilitati talvolta a contrastare veramente un trauma. Sta di fatto che catartico sarà per tutti i personaggi femminili in scena pianificare quel gioco di seduzione, col quale farsi beffe del furbetto di turno. Dall’arrembante ingresso in scena della così “esuberante” Noemi Antonini a quello della più introversa (ma ugualmente capace di trasformarsi) Wanda Orlando, passando per le ancor differenti personalità espresse sul palco da Francesca Grande e Martina Sbarra, ciascuna delle quattro giovani donne scoprirà lati inediti del proprio carattere, con esiti a tratti esilaranti, nel dare man forte in una maniera tanto singolare alla loro terapista, una Ilaria Pierandrei ugualmente in parte.
L’ottimo disegno luci e gli estemporanei balletti permettono peraltro di approfondire ulteriormente, in chiave pop, la natura dei personaggi assieme alle attitudini performative di ognuno. Ciò vale anche, sia chiaro, per “l’antagonista maschile”, il quale in seguito alla nemesi delle sue amanti sarà anche portato ad ad assumere una pittoresca, parodica identità di “guru”, che a noialtri frequentatori di commedie cinematografiche più o meno nobili ha persino ricordato (ci perdoni l’autrice) l’irriverente “Paraguru” del film I due soliti idioti.

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